Recensione spot
Live In Berlin The Somnambulist
Cover image
avant rock Voti redazione e staff

The Somnambulist

Live In Berlin

Acid Cobra

Bookmark and Share Gallery

L'esordio dei Somnambulist, poco più di un anno fa, mi colpì per il felice connubio tra intensità e libertà espressiva, il desiderio di dare vita ad una proposta d'impatto (anche in senso "indie") senza rinunciare ad inseguire l'estro sonico, l'invenzione straniante, la situazione insolita. La biografia del trio forniva in tal senso significative indicazioni: due italiani e un francese trapiantati a Berlino, uno chitarrista e cantante con trascorsi alt-rock e versatilità multidisciplinare, un altro violinista con attitudini cinematografiche e punk-folk, il restante un batterista di estrazione avant-jazz. Metti poi che questa combinazione vada ad espandersi coinvolgendo un vibrafonista belga, una fisarmonicista tedesca, un sassofonista argentino, un pianista neozelandese ed un chitarrista tedesco, e capirete come i presupposti possano esplodere a ventaglio, ramificare le traiettorie senza però smarrire la frequenza portante.

Le sensibilità infatti sono disparate ma gli intenti centripeti, nella fattispecie convergenti in un progetto - la rassegna musicale Riemengast 1.3 - che ha visto il combo esibirsi per tre serate lo scorso maggio sul palco dell'Antje Øklesund. Dalle relative incisioni sono state estratte sei tracce che compongono questo Live In Berlin, un documento che testimonia lo stato di moto sparso e tenace, come è palpabile nelle tracce risalenti a Moda Borderline (con particolare riferimento a Quinto Mistero Della Gioia, bailamme espanso di latinerie noir, brume desertiche e basso motoristico col sax che sfarfalla crudo e le interferenze psicotiche delle percussioni) e ancor più nei tre pezzi inediti, che finiranno nel preannunciato nuovo album Sophia Verloren (in uscita nei primi mesi del nuovo anno).

Tanto per limitarsi ad accennare - in questa sede non si può fare altrimenti - la opener My Own Paranormal Activity sbriglia tensione malinconica e febbricitante estro cabarettistico tra reminiscenze jazz-prog High Tide/Van Der Graaf Generator, mentre la futura title track s'incarica di stemperare tra caligini post certe ingrugnite tensioni Nick Cave e particelle elementari dEUS. Segnali ancora più sorprendenti provengono da ...And The Snow Still Falls: astrazioni spacey vaporizzate e fervore livido, la quiete apparente d'una ballad folk-prog presto perturbata da freevolezze scostanti e perturbazioni sintetiche, infine l'approdo sui binari di certa serialità rumoristica con retaggi fusion (tipo i Faust sognati dai Gastr Del Sol, così a spanna).

Ok, a questo punto mi sembra il caso di sottolineare quanto siano più semplici - e persino divertenti - da ascoltare che da raccontare, i Somnambulist. Li attendo alla riprova del sophomore in studio. Le aspettative, non lo nascondo, sono alte.

(7.2/10)

Pubblicazione: 29 Ottobre 2011

File under: avant rock

| Archivio
Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2011)

Rss
copertina pdf #91