Recensione
90 Bisodol (Crimond) Half Man Half Biscuit
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indie punk rock Voti redazione e staff

Half Man Half Biscuit

90 Bisodol (Crimond)

Probe Plus

Una quindicina di anni fa gli Half man half biscuit erano uno dei gruppi più interessanti del panorama indie britannico. Quattro ragazzi della zona di Liverpool che con il loro primo album datato 1985 avevano pensato bene di dare sfogo al loro humour tipicamente inglese (Back in the D.H.S.S. è la parodia di Back in the U.S.S.R. dei mitici scarafaggi) riuscendo anche a scalare le classifiche di genere, tanto che verrano selezionati nella storica compila c86.

Ora ce li ritroviamo al dodicesimo disco, questo 90 bisodol (Crimond), ancora lì a pensare a un indie tanto radioso quanto sarcastico, dominato dal sempiterno riffone Fender Jaguar. Per l'occasione il gruppo ha deciso di darsi una ripulita: niente lo-fi o accenni weird, solo un vecchio punk rock che profuma d'Inghilterra e di provincia. Certo l'effetto nostalgia c'è, innegabile, ma non si trasforma in effetto noia grazie ad un pugno di ottimi brani: su tutti lo spoken-word di Descent of the Stiperstones che narra l'incontro con Lynette McMorrough (protagonista di una celebre serie tv inglese, Crossroads), il pop punk venato ska di Something's Rotten in the back of Iceland e quello più straight di Fix it so she dreams of me, brani che a pensarci non sono poi così lontani dalle espressioni del nuovo indie sul versante Vaccines.

Gli Half man half biscuit non sono cool, all'hype preferiscono la tradizione autoriale che traspare in un paio di tracce riciclate direttamente da Billy Bragg (RSVP, The coroner's footer note), senza tralasciare lo spirito cabarettistico un po' demodé di L'enfer c'est les autres e Fun day in the park. E' l'old school che torna senza nulla invidiare agli sbarbatelli di turno.

(7.0/10)

Pubblicazione: 10 Ottobre 2011

File under: indie punk rock

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Stefano Gaz
Stefano Gaz (Album 2011)

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