Colpisce al primo ascolto il senso di intimità dell’esordio di Luke Roberts, nativo di Nashville residente a Brooklyn. Sarà forse merito della gioventù trascorsa all’aperto e consacrata alla musica, ambedue mezzi a disposizione per riempire lo spazio lasciato dalla fuga del padre. Come a dire che con un’esistenza senza punti fermi si può venire a patto e lasciarsela alle spalle usando le canzoni a mo’ di catarsi. Cosa sempre più rara nello smaliziato, ultra cinico panorama odierno e pertanto da premiare al di là di un disco che iscrive Luke al fan club di Mark Kozelek (evidenza la vibrante Unspotted Clothes) e di Will Oldham (idem per Dime Song), le melanconie rispettivamente languide e agresti dei quali sono qui lessico corrente.
Il che significa composizioni di mezzi-toni arrangiate con gusto spartano però efficace (apici Somewhere To Run, la briosa Anyway, l’arazzo Epcot Women); occasionalmente – ed è lì che il ragazzo viepiù convince – attraversate da un’elettrica infiorettata di wah-wah (Just Do It Blues) che è sì Neil Young ma pure J. Mascis. Come fossero confessioni o piccoli racconti, osservi il tutto fluttuare tra desiderio e ritrosia, lasciando un pizzico di mistero che indica un buon talento potenziale. E un sincero compagno col quale trascorrere le serate d’autunno.
(7.0/10)
Scheda: Luke Roberts
Pubblicazione: 07 Novembre 2011
File under: neo-folk
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