Recensione
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Genere

plagiarismo classico

Data di uscita

Agosto 2011

Pubblicazione

22 Ottobre 2011

Okapi, Aldo Kapi Orchestra

Opera Riparata

Offset

Ritorno in grande stile per Okapi. Il manipolatore italiano riprende un datato esperimento di Bruno Munari in collaborazione con Davide Mosconi e lo ripropone attualizzandolo alla luce della propria sensibilità plunderphonica e ricombinatoria.

Opera Riparata rimanda strutturalmente – per forme e contenuti – all’Opera Rotta presentata nel 1989 alla Scala dagli sperimentatori citati in apertura: il procedimento attuato da Okapi in combutta con l’artista visuale e spirito affine Infidel (sue le video-realizzazioni che hanno accompagnato la prima dell’opera commissionata da Galaxia Medicea) prevede la (de)composizione di 40 celebri opere liriche – da Mozart a Wagner, da Puccini a Godunov ci sono praticamente tutti – in altrettanti bozzetti re- o de-mixati in microsuites tutte della durata di 1 minuto e 11 secondi. Come nell’originale esperimento di Munari e Mosconi l’esecuzione era affidata all’interpretazione e ricomposizione casuale, cut’n’paste, rimanipolazione, ricontestualizzazione agiscono allo stesso livello in ognuno dei 40 frammenti disposti lungo i quattro atti (Preludes, Duels, Dances e Storms, rispettivamente) del disco del romano.

Un lavoro che agisce allo stesso livello teorico del progetto originario – la riflessione, in netto anticipo sui tempi, sulle possibilità di fruizione “orizzontale” di tutta la storia della musica in un unico, eterno presente – ma lo “modernizza” attualizzandolo alla tecnologia d’oggi e facendo acquistare visionarietà e nuove traiettorie alle felici intuizioni munariane.

Con l’atteggiamento ludico/serioso che lo caratterizza, Okapi rende ancor più caleidoscopico e vorticoso il tutto con lo straniamento ottenuto dall’interazione delle composizioni classiche con le textures elettroniche, le slogature ritmiche e gli umorali sbalzi della propria irriverente sensibilità plagiar-collagista. Della serie, provate a immaginare un connubio tanto alieno quanto intrigante tra le arie aperte del Preludio della Norma di Bellini e il sottofondo pulsante glitch’n’cuts tutto spilli e sibili o tra il Preludio all’Atto I del Manon Lescaut di Puccini e la techno spinta e claudicante che lo tappezza. Non c’è mash-up o bastard-pop che tenga. Qui si è su un altro pianeta, dove le coordinate spazio-temporali si infrangono.

(7.5/10)

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2011)