Recensione spot
Shot Newtone2060
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impro-jazz Voti redazione e staff

Newtone2060

Shot

Fratto9 Under The Sky

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Giungono al terzo album i Newtone2060 ma non si stancano di stupire, focalizzando ancor di più la propria proposta. Musica d’avanguardia, quella del trio Calcagnile/Albert/Sammartino (rispettivamente drums/objects/effects; voice/effects; turntables), che smussa angoli, confonde le tracce e propone derive inattese ad ogni cambio di passo, ad ogni giro di battuta.

L’opener How Is Your Heart? è una roba dall’andamento claudicante e swingato come sapeva essere il soul-mutante dei Soul Coughing misto a certe robe white-hop, senza nessuna traccia di hip o negritudine, ma in grado di catapultare jazz astruso, vocalità nera, afasie ritmiche e rumorismo concreto in un calderone inarrestabile. Troppa roba? No, manco per niente. Perché il senso di Shot risiede proprio nella fagocitazione infinita di input e rimandi, come un Naked City d’antan onnivoro e tentacolare reso al ralenti e senza parossismo strumentale. O come certo “jazz” rumorista d’avanguardia di quello di base alla Setola Di Maiale, ma con un senso del groove atipico, coinvolgente e con una infinita attrazione per il collage e il montaggio.

Destrutturazione e ricomposizione in set tra l’acustico e l’elettrico, capace di partire da un punto di partenza alieno – le parole di Bukowski – per arrivare su un pianeta altrettanto alieno fatto sì, di decomposizione strutturale di matrice colta (Cutler, certo, e pure i nostri A Spirale, Camusi, Illàchime Quartet e tutti quelli di Musica Improvvisa), ma anche di ricombinazioni limitrofe al pop – la resa di Through The Barricades degli Spandau Ballet, tutto un accessibile stop’n’go frankesteiniano – e di stalagmiti di fonti sonore estranee e spiazzanti (divertitevi a cercare tra i vari frammenti “echoes of italian songwriters, tango, ’80s, bebop and trash”). Così l’a-ritmo dei Sinistri va a braccetto con le schizofrenie soul della voce (Love&Fame&Death) o l’industrial per voce e ossessioni di Amazing (lyrics dal “A Challenge To The Dark” del citato scrittore americano), convivono con gli intricati pastiche vocali e i frammenti dei vinili dalle fonti più disparate, diegetiche ed extra- (marcette fischiate, sirene, stralci di piano classico, fruscii di puntine, do-bop scratchato, ecc.). Una vertigine di suoni per una fruibilità invidiabile.

(7.5/10)

Scheda: Newtone2060

Pubblicazione: 31 Ottobre 2011

File under: impro-jazz

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2011)

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