Recensione
One Pig Matthew Herbert
Cover image
Ambient opera Voti redazione e staff

Matthew Herbert

One Pig

Accidental

Bookmark and Share Gallery

In ritardo di qualche mese rispetto alla tabella di marcia, la trilogia herbertiana One si conclude con quello che è sin dall’inizio l’episodio maestro, il famigerato concept legato alla vita di un maiale che tanto aveva pateticamente scatenato le furie dell’organizzazione animalista PETA.

Con One One a rappresentare un episodio a sé (per la scelta “a tema” che lo caratterizzava), One Pig segue dunque il canovaccio socio critico di One Club: svelare gli effettivi legami che uniscono persone, cose e strutture in una situazione specifica e localizzata. Nell’episodio precedente l’ingerenza delle multinazionali nella nightlife si traduceva in una truce techno che scendeva nei dettagli della vita del clubber fusa e infusa nel consumo legale e illegale; qui l'epopea del maiale all'interno dell'industria alimentare diventa il paradigma perfetto per svelare il reale funzionamento della nostra società.

Herbert traccia una convincente antropologia muovendosi tra svariate ars elettroniche (molta ambient e proverbiali inserti proto-techno e industrial), fresche manipolazioni sulla voce (il para r’n’b kenyewestiano di August 2010), memorie mahleriane (September), folktroniche bucoliche, sprazzi 4ad (October), pastelli ambient-tronici primi Novanta (Orb, Future Sound Of London) fino al folk della finale May 2011. In un'opera convincente e imprevedibile, ricca di colori e smalti, ancora residentsiana (l'ovvio riferimento a Eskimo) e lontana dal cupo strutturalismo che tutti s’aspettavano.

Dopo le perplessità di One Club e un One One non memorabile, un buonissimo epilogo.

(7.0/10)

Scheda: Matthew Herbert

Pubblicazione: 10 Ottobre 2011

File under: Ambient opera

| Archivio
Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2011)

Rss
copertina pdf #91