Recensione
Cristalli Sonori Gian Luigi Diana
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impro-manipolazione Voti redazione e staff

Gian Luigi Diana

Cristalli Sonori

Setola Di Maiale

Altro emigrante atterrato in territorio newyorchese, a dimostrazione di come purtroppo di soli cervelli in fuga (non) vive questo paese in crisi, Gian Luigi Diana se ne esce con un album ricercatissimo per la nostra – questa sì – Setola Di Maiale.

Il multistrumentista friulano, esule e girovago – Berlino, Londra, India, NY: non si contano i luoghi toccati nel suo vagabondaggio psichico e fisico – si cimenta con Cristalli Sonori in solo, fatta eccezione per qualche comparsata di colleghi e amici a fiati (Patrick Holmes, Porra-Boy, Bojan Z.) e doppio basso (Lisa Dowling). Il risultato è un lavoro di ricerca basato sul live electronics e sulla manipolazione sonora che ce lo mostra artista attento al dettaglio e alla profondità del suono, ma nel contempo libero di spaziare tra intuizioni musicali ampie e guidate da uno spirito totalmente free.

A cercare tra le pieghe di un suono curatissimo non esce solo fuori una attitudine impro-onnivora – citazioni e suggestioni mediorientali, suburbane, post-industriali si ammassano e stratificano le une sulle altre – ma una sensibilità ad ampio spettro capace di (ri)tirare in ballo classico (la tradizione indiana, ad esempio) e innovativo (le reminiscenze minimal-electro londinesi e berlinesi), così come analogico e digitale, scritto e improvvisato. Dal cilindro del trasformista escono così perle come l’electro virata materia di Cristalli Sonori And Clarinet Pt.4 o l’impro-jazz circense e spezzettato di Improvisation #3, l’ipnotico rumorismo sotterraneo scolpito da beat industrial minimali di 21 Disgusting America, la disco-concreta di Brooklyn Dancing Bedbugs, la contemporanea di Cristalli Sonori And Clarinet Pt.1, le orchestrazioni di The Seven Dwarfs, Tired Of Working, Are Complaining On Their Way Back Home. Tutte, o quasi, duetti in modalità impro con la strumentazione acustica e concreta riprocessata in chiave elettronica.

“In questo album considero il suono come un oggetto con le sue proprie configurazioni scultoree e spaziali e il mio processo di composizione e improvvisazione è soltanto legato a piani, volumi e densità diverse”. Massimo rispetto per tali outsider.

(7.4/10)

Pubblicazione: 07 Ottobre 2011

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Stefano Pifferi (Album 2011)

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