Recensione
Palazzi Vittorio Cane
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canzone d'autore Voti redazione e staff

Vittorio Cane

Palazzi

Innabilis

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In un'epoca in cui il cantautorato indie cerca di smarcarsi dalle retrovie lo-fi per abbracciare un età adulta fatta di produzioni medio-grandi (Dente), sensibilità in crescita (Brunori Sas), deviazioni personali (33 Ore), sperimentazioni borderline (Iosonouncane), Vittorio Cane decide di non allontanarsi troppo dai consueti pruriti melodici/bughiani prima maniera. E così, lasciati perdere i modelli istituzionali forti e riconoscibili (i vari Battisti, Gaetano, Dalla, Ciampi) che ispirano i fratelli maggiori, si autoconfina nel ruolo del busker indie dalla voce tremolante in bilico tra ironia e storie di tutti i giorni.

Freno tirato, insomma, per un approccio che fino a qualche anno fa pagava ma che ora mostra un po' la corda. Come accade a tutto ciò che subisce un processo di codifica e di condivisione, in questo caso operato da chi ascolta ma anche da una pletora di emergenti fiduciosa di affidare le proprie paturnie al lucky strike di turno.

Palazzi, pur raddrizzando qualche stortura di troppo del precedente Secondo, non riesce ad imporsi come dovrebbe. E se formalmente il materiale si integra senza troppe sbavature con quella new-wave del cantautorato nostrano in voga da qualche anno a questa parte, nella sostanza non regge il confronto con i diretti concorrenti – il già citato Bugo ma anche l'ultimo Brunori Sas - che nel frattempo hanno inevitabilmente fatto passi in avanti dal punto di vista musicale e dei testi. Le cose migliori si ascoltano quando lo spartito si fa più arioso (Quello che, Mai), c'è ancora qualche buona intuizione, ma molto del materiale contenuto nel disco ci pare destinato soprattutto ai cultori più fedeli dell'opera del musicista torinese.

(5.8/10)

Scheda: Vittorio Cane

Pubblicazione: 20 Ottobre 2011

File under: canzone d'autore

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