Aspetto da slacker americano bianco posseduto da verbo del rock’n’roll dei ’50. Capigliatura selvaggia, giubbotto di pelle e faccia tosta nell'usare i mezzi dell'oggi per ripensare il passato.
Questo in una riga o poco più il sunto col quale racchiudere la parabola di Bosco Delrey, twenty-something del New Jersey immolatosi alla riscoperta del rock dei fifties dal segreto della propria cameretta. Da quel micro/macro/mondo in cui tutto può collidere, nello stesso spazio, nello stesso tempo, per (ri)assumere forme nuove. Retrò, vintage o quel che volete. Però il mischione di rockabilly, surf rock, electro-dance, folk, psychedelia rock che si snoda mantenendo sempre dritta la rotta verso il rock dei primordi, ha una carica e una riuscita a dir poco stupefacenti. È tutto ciò che già conosciamo: Link Wray, Elvis, Jerry Lee Lewis più qualsiasi cosa a scelta, ma riletto alla luce di 5 decenni di rock selvaggio, caustico, voglioso, aggressivo, sensuale e sessuale, ferino e primordiale. Elementare, ma devastante.
Baby’s Got A Blue Flame, Afterlife, Cool Out sono paradigmi viventi delle due anime che pervadono Bosco e in cui è troppo facile indovinare e/o citare i rimandi. Eppure sono tutti lì e funzionano da paura. Ce l’ha fatta, Bosco. C’ha fregati di nuovo rivendendoci la stessa cosa che amiamo da sempre. Il puro e imbastardito rock’n’roll.
(7.4/10)
Scheda: Bosco Delrey
Pubblicazione: 08 Ottobre 2011
File under: electro 50s rock
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