Recensione
Death Of Future Men Lorenzo Monni
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progressive Voti redazione e staff

Lorenzo Monni

Death Of Future Men

Ogni volta che ci troviamo ad avere a che fare con prog e affini veniamo colti regolarmente da delirium tremens con tanto di visioni orrorifiche alla Edgar Allan Poe. Uno sfogo epidermico incontrollabile addolcito da qualche eccezione isolata – i primi King Crimson, qualcosa dei Family – ma generalmente piuttosto virulento.

Questione di gusti, i nostri legati ad un'idea di musica che a fatica contempla i tecnicismi fini a se stessi e le cacofonie inutili, quelli del qui presente Lorenzo Monni – suo malgrado rappresentante delle derive musicali di cui si diceva - catturati invece da una variegata sovrastruttura fatta di suoni potenti e percorsi fortemente diversificati, strumentali in moto perpetuo e intrecci di tastiera, frequenti cambi di ritmo e melodie cerebrali. Un'attitudine alla costruzione complessa che trova uno sbocco naturale nelle descrizioni pianoforte e archi di Dust, nelle chitarre à la David Gilmour di Visions, nei classicismi e gli accenni free di Humans Against Alien-Cats, nei dialoghi prolissi dei quattordici minuti totali di Viale Notturno parte I e parte II.

Limitarci, tuttavia, a filosofeggiare sul disco trattandolo come l'ultimo successo di Toto Cutugno soltanto perché non corrisponde ai nostri standard di ascolto ci parrebbe quantomeno un delitto, considerato anche il fatto che dietro allo spumeggiare dei toni debordanti e la ricchezza formale di questo Death Of Future Men, si nasconde un polistrumentista capace. Per questo vi invitiamo a prendere contatto con la musica del titolare del progetto sul sito ufficiale (il disco è in download gratuito): potreste risvegliare passioni che credevate sopite.

(6.5/10)

Scheda: Lorenzo Monni

Pubblicazione: 01 Settembre 2007

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