Dopo un disco incentrato su pianoforte e voce come l'omonimo esordio del 2010, l'imperativo per Edda Magnason era cambiare. Uscire da quella confezione pop eterea e nordica troppo vicina a Tori Amos e buttarsi a capofitto in una formula che potesse valorizzare la sua scrittura con una varietà di linguaggi meno codificabile e più personale.
Goods raccoglie la sfida, proponendo un caleidoscopio di stili che quasi ubriaca. Con una Camera in bilico tra la nostra Beatrice Antolini e i Morcheeba, una Beatle che ricorda Björk, il pop spumeggiante e leggero di Handsome, certe cadenze Fairport Convention filtrate da una Svezia cinematica in Anciet Star My Innocent Earth, la Billie Holiday in calce a Jormine. L'approccio è di quelli apparentemente giocosi, risultato in realtà di un lavoro di produzione rigoroso e consapevole (dietro al mixer Christoffer Lundquist) in cui tutto sembra stare al posto giusto al momento giusto.
Un senso di perfetta e asettica immobilità - pur nel pregevole tentativo di differenziare - che serve alla Magnason per mettere in mostra le potenzialità di una voce onnivora ma non basta per convincerci che Goods possa costituire un passaggio fondamentale del suo corpus discografico.
(6.5/10)
Scheda: Edda Magnason
Pubblicazione: 01 Ottobre 2011
File under: pop
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