Viene da Cecina, Toscana, il terzetto celato dietro il nome Verily So. Appena un album alle spalle e ora un disco senza nome dal forte sapore esterofilo che li consacra come una delle inaspettate rivelazioni di quest'anno. Nati come duo voce e chitarra dall'incontro tra Maria Laura Specchia e Simone Stefanini, con l'aggiunta di Luca Dalpiaz al basso (già nei Maraiton) la band prende forma compiuta, destreggiandosi tra venature folk dal forte accento cantautorale miscelate a slanci chitarristici di pura intuizione Pixiesiana e wave nebbiosa, melanconica e struggente.
Da scartare c’è veramente poco. Ogni singolo episodio incornicia attimi senza tempo in cui tenerezza e sensazioni ferali si muovono di pari passo tra disincanto e arrendevolezza (Wax Mask). Rimembranze del passato (Johnny Cash, Patty Smith, Jesus And Mary Chain) e citazioni del presente (PJ Harvey, Arcade Fire) si alternano tra perfetti controcanto e sensuali attimi d'intimismo (When I End And You Start), mentre parentesi tex-mex e desertificazioni strategiche (Ballad) giungono a mettere il punto su qualcosa di assolutamente limpido e idilliaco. Un pathos crescente che avvolge nel suo torpore lasciando difficilmente privi di sussulti (All I See Is Gray), rende ragione alla nostra nazione con un'opera della quale andar fieri. Un album che oltre a sfidare apertamente il provincialismo, è dotato di una forte vena nostalgica da godere in solitudine.
(7.1/10)
Scheda: Verily So
Pubblicazione: 18 Settembre 2011
File under: alt-folk
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