E loro che fine avevano fatto? Quattro anni e mezzo sono un’eternità, per una band così. Così come? Di quelle tipicamente ‘00s, nate dal web, per il web e con il web; e anche se con il bel Some Loud Thunder avevano subito messo in chiaro di non essere buoni per un solo giro di valzer, una pausa così lunga resta insolita. La verità è che Alec Ounsworth e amici sanno fermarsi quando è il caso, per ricaricare le batterie, dedicarsi ad altro (il leader ha pubblicato da solo il discreto Mo Beauty e si è divertito nel progettino Flashy Pythons insieme a membri dei Dr. Dog), e ripartire più forti e aitanti che pria. Questo va benissimo, ma c’è il rovescio della medaglia: se ti fermi il mondo va comunque avanti, macina tutto, e si scorda presto di chi è rimasto indietro. Disco importante quindi, questo Hysterical, perché ricolloca i Clap Your Hands Say Yeah sullo scacchiere e lo fa in grande stile, con la produzione di John Congleton (Okkervil River e tanti altri) a marcare a fondo le differenze tra il gruppo che è adesso e quello che fu.
Saremo cresciuti noi, saranno cresciuti anche loro in tutto questo tempo; e infatti li riconosciamo quasi a stento, a partire dalla magniloquenza wave in stile British Sea Power di Same Mistake, passando per le tenui foschie dream pop a base di synth e chitarre riverberate che affiorano con frequenza in svariati episodi. Dov’è l’attitudine da studenti della art school cresciuti a pane, Velvet e Byrne dell’esordio? Dov’è il pop degli anni ’60 che riempiva il secondo disco? Da qualche parte saranno pure finiti, perché l’identità resta inequivocabile, foss’anche solo per la voce di Ounsworth (si confronti Yesterday, Never).
Eppure, complice il solito discreto ondeggiare stilistico, occorre un po’ per trovare la chiave di queste tracce, quindi predisponetevi ad ascolti ripetuti. Come per certi quadri, prima di cogliere la figura d’insieme vi resteranno in mente singoli dettagli (uno su tutti: l’assolo distortissimo di Into Your Alien Arms, ma ognuno ne troverà di propri). Finché, superata metà scaletta, vi troverete piacevolmente sorpresi dalla qualità del songwriting - Siesta (For Snake), Ketamine And Ecstasy -, fino all’eccellente Adam’s Plane (una ballata di Bowie dei primi ‘70, con tanto di piano alla Mike Garson, come la suonerebbero i Flaming Lips). Abbastanza per rendersi conto che è meglio averli tra i piedi, i CYHSH.
(7.0/10)
Scheda: Clap Your Hands Say Yeah
Pubblicazione: 13 Settembre 2011
File under: Indie rock
Abbonati al feed di Antonio Puglia
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network










