C'era un'eredità da raccogliere dopo James Blake. La centralità della voce, quel suo rubare la scena alla dimensione dub, quell'appropriarsi di tutte le sfumature emozionali della canzone e far ruotare tutto intorno a sé. Un anno all'insegna del soul e tuttavia non son bastati i più brillanti Jamie Woon e SBTRKT a ripetere quel protagonismo vocale che funge da collante immediato con l'ascoltatore. Mesi a cercarne l'erede tra le voci maschili, e invece a fare il botto su album proprio nel momento giusto è Emika, una graziosa donzella da diversi anni attiva nella scena berlinese, con una serie di sorprendenti singoli editi da Ninja Tune dal 2010 ad oggi e remixati in ogni parte del globo da nomi come Pinch, Scuba, Marcel Dettmann, Kyle Hall e DJ Rashad.
La ragazza è cresciuta artisticamente a Bristol, e si sente. Dai fumi urbani del trip-hop Emika assorbe spessore emotivo (Beth Gibbons e le dive di Mezzanine sono un riferimento forte, se The Long Goodbye e Count Backwards non mentono), mentre le connotazioni dubstep gli donano un'oscurità congenita che esalta la profonda vena soul della voce. Soulstep sì, ma stavolta le forme Burial vengono definitivamente superate, e brani come Professional Loving e Drop The Other parlano chiaro: le chiusure della dub-obsession non sono più compensate dall'ottimismo della parte vocale, ma al contrario l'artista britannica ci si immerge con un'impronta noir dalle forti tinte emozionali e abbonda di graffianti distorsioni bass che non si spaventano a condurre il gioco (come nelle pieghe criptiche di Be My Guest, praticamente la suspence del miglior Siodmak sonorizzata per il nuovo millennio).
E chi ha avuto da lamentarsi in James Blake per l'eccessivo minimalismo potrà adesso riprendere fiato: sezioni ritmiche e superfici UK step hanno qui piena consistenza, e servono a Common Exchange o Double Edge ad evitare di perdersi nella sola accezione soul e rischiare l'accartocciamento. Discorso a parte va fatto per le parentesi in cassa dritta in cui affiora il temperamento tech-house di Berlino (Pretend, 3 Hours), che son meno intruse di quanto possa sembrare a primo impatto, perché torbidi riflessi deep dello stesso cono d'ombra che avvolge il mood del disco. Un colpo al beat e uno allo stomaco, e il coinvolgimento è completo.
Ma son tutti aspetti analitici che a lei non importano. Recenti interviste mostrano una Emika schiva dal voler ricondurre il proprio sound ad una mera questione di generi e influenze, ma focalizzata sul contenuto interiore che sottende ogni traccia. Non è la solita frase fatta: dall'ascolto trapela una forte personalità e la libertà di potersi svincolare dalla strada maestra, chiudendo con un notturno sanguinante di classica romantica (Credit Theme: Chopin, esatto) un album che annovera alcuni dei momenti più intensi dell'anno. E nemmeno questa è la solita frase fatta. Soggettivabile al limite, ma tant'è.
(7.5/10)
Scheda: Emika
Pubblicazione: 05 Ottobre 2011
File under: Dub-soul noir
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