Ora che tutti i principali protagonisti son giunti alla seconda prova, diventa lampante come la teoria glo-fi avesse dei margini di evoluzione estremamente limitati. Troppo pochi i gradi di libertà: o ne abbracci fino in fondo i colori pastello sbiaditi in un crescendo di autocoscienza nostalgica (Underneath The Pine insegna), o tagli il cordone ombelicale spostandoti su lidi altri fatti di rivestimenti synth-wave (così parlarono Com Truise e Ford & Lopatin). Alternative? Nessuna, a meno di certi virtuosismi derivati dalla maestria di uno come Washed Out, che raggiunge la maturità della forma (sì, Within And Without va considerato l'album più completo e rappresentativo dell'intero filone) e si permette anche di rilanciare con nuove, mimetizzate speranze soft-house.
Preso come personaggio, Alan Palomo è la star del filone: l'unico che può vantare una band già collaudata per le esibizioni live (che avevamo già avuto modo di vedere a Dissonanze 10), un EP nientepopodimenoche coi Flaming Lips e una serie di iniziative che l'ha reso un piccolo oggetto di culto, come il video-confronto con Peter Gabriel o la distribuzione di un mini-synth personalizzato per la deluxe edition del suo album. Stilisticamente parlando, invece, lui è il cazzeggione dei glofiers, quello che nello scorso Psychic Chasms ha espresso con maggiore efficacia il lato ludico (leggi 8bit) del filone.
L'approccio fanciullesco è quello che permette oggi a Neon Indian di resistere meglio degli altri all'ondata adulta del glo-fi: la già anticipata Polish Girl, come anche The Blindside Kiss e Halogen, tiene ancora alta la frizzantezza propria del ragazzo texano e protegge quello scarto stilistico rispetto a Toro Y Moi e Memory Tapes che gli garantisce l'unicità. Per non perdere candore, Alan scommette tutto sulla dinamica pop, si getta tra le braccia materne degli '80 e si sforza di esaltarne la spensieratezza. Meno hypna, se vogliamo, e (ancora) più pop. E infatti chiude con una Arcade Blues che è 100% Pet Shop Boys, vale a dire il lato più pulito e libero da intellettualismi del decennio patinato.
Certo l'adult-glo incombe, e anche qui trasuda nostalgia al quadrato, vale a dire malinconia: sta nell'incedere annoiato di Fallout, nella piega introversa di Era Extraña, si trascina geloso dei propri pensieri e con lo sguardo fisso a terra. Ma stavolta non prende piede, rimane in vitro, sorvegliato a vista, così che l'album rimanga dentro l'alone di preziosa ingenuità comune al genere, evitando di pensare a come muoversi domani. Mossa sicura e conservatrice. Palomo chiude la seconda ondata dei padrini glo nel segno di un'innocenza non ancora perduta, senza dichiarare né vincitori né vinti, senza che nessuno (nemmeno le star) abbia preso una posizione autoritaria o lasciato un segno definitivo e incontrovertibile. Al contrario, la partita è ancora aperta, e con questo piglio ce n'è per altri due o tre anni...
(6.8/10)
Scheda: Neon Indian
Pubblicazione: 08 Settembre 2011
File under: Glo-fi pop
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