Dell'ultima svolta acustica di Apparat vi avevamo già dato doverose anticipazioni con le news e con un'intervista incentrata sul sound della formazione band. E a chi voleva toccare con mano, bastava assistere a uno degli ultimi live per far balzare subito agli occhi il nuovo assetto: Sascha Ring al centro della scena, chitarra in mano e microfono alla bocca, e i membri restanti dedicati all'accompagnamento strumentale, che tradotto in termini sonori significa componente elettronica ridotta all'osso e un profilo post-rock in bilico tra Sigur Rós e Coldplay, che faceva sentire la mancanza del carattere più sperimentale dell'artista berlinese.
Arriva The Devil's Walk, realizzato in collaborazione con Patrick Christensen dei Warren Suicide e Joshua Eustis dei Telefon Tel Aviv, e le tiepide impressioni precedenti non vengono di fatto ribaltate: impostazione cantautoriale preponderante (Song Of Los), impronta netta del Thom Yorke solista (Escape, Ash/Black Veil) e zuccherosità dreamy che fan quasi chillwave (Black Water). Il formato lungo permette di inquadrare meglio il disegno complessivo e svela una certa attenzione per il mood e le suggestioni del suono minimale (c'è dell'anima dietro brani come Goodbye e Candid De La Calle), ma compone un quadro scarno e algido, senza finezze compositive degne di nota e sicuramente derivativo.
Censurare la sincera volontà di adottare un nuovo volto sarebbe cattivo (e sospettare che si stia volutamente mirando al popolo dei postrockers è pura perfidia), ma se ti nascondi dietro le orme tracciate da altri è lecito sollevare obiezioni. Avevamo già assistito lo scorso anno ad un analogo abbandono delle certezze electro con Trentemøller e il suo Into the Great Wide Yonder . Da quelle parti però c'erano ricchezza di contenuti e precise intenzioni espressive, qui povertà espressiva e qualche piacioneria di troppo. E il carattere mostrato negli ultimi quindici anni dov'è finito?
(5.9/10)
Scheda: Apparat
Pubblicazione: 01 Settembre 2011
File under: Post-rock
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