Un talento purissimo. Dice qualcuno che il talento è la dote di sapersi fidare dell’istinto. Il capolavoro The Complete Guide to Insufficiency - già da allora si capiva ma a un lustro di distanza non mancano le conferme - è fatto di questo. Intuiva genialmente che si potesse fare musica minimalista prendendo i mattoni dagli stilemi del folk anglosassone. E, istintivamente, David Thomas Broughton canta senza pensarci, facendo che quegli stilemi vengano a lui, senza fatica – motivo per cui non manca di detrattori, che poco riguardo gli riservano, una volta nominate le derivazioni vocali e pathos da Anthony o Devendra Banhart.
Le canzoni di Outbreeding sono articolazioni di un “buon senso” cantautoriale, tutto suo e del tutto coerente con gli anni in corso. Lo shift, rispetto a The Complete Guide… e al precedente It's in There Somewhere (fatti salvi alcuni casi, come Potential Of Our Progeny), è la dimensione band-oriented, l’uso di una batteria, di una chitarra, a volte di un pianoforte, di strumenti arrangiati. La voce raggiunge l’intensità a cui siamo abituati, tocca vette di svenevolezza, è sempre al centro dell’attenzione. David sospende però la tecnica tutta personale di coltivazione del frammento, prende a strutturare ciò che ha sempre lasciato all’ascoltatore, cioè la ricostruzione emozionale, aldilà della fruizione, dei brani. Ci si chiede cosa possa servire a Broughton una dimensione tanto tradizionale, se e in che modo riesca ancora a cadere in piedi. La risposta è contenuta in Staying True, una su tutte. Riscatto di scrittura e di arrangiamento, manifesto per la nuova personale onda. La canzone “chiusa” che chiude il capitolo canovaccio, forse.
Non mancano certo, almeno nei titoli, le ripetizioni dal precedente It's in There Somewhere (Ain't Got No Sole, Nature). Eppure le due coppie di versioni sono aliene le une alle altre. Outbreeding è un altro mondo dove le cose che si chiamano alla stessa maniera sono diverse. Istintivamente continueremo a cercare sue notizie, a seguire le vicende di David, avendone colto l’intensità rara e la capacità di sorprendere con l’instabilità.
(7.2/10)
Scheda: David Thomas Broughton
Pubblicazione: 11 Settembre 2011
File under: folkpop
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