Di sicuro sappiamo dove e quando: l’Inghilterra a cavaliere tra Sessanta e Settanta. Che cosa, è già materia per sofismi e discussioni accademiche che interessano il giusto. Di sicuro da quella stagione l’avvicinamento alla psichedelia (altro termine di non certo facile definizione) sotto diverse forme (esotica, indiana, spirituale, magica, etnica, lisergica, ecc.) di artisti provenienti da un territorio propriamente folk ha permesso l’apertura di uno squarcio musicale prolifico, foriero di tante riscoperte e dilatazione del concetto stesso di folk messi l’uno in fila all’altro lasciano stupiti.
E’ quello che accade dalla lettura di The Circle Is Unbroken. 40 di folk psichedelico e visionario del collega di Blow Up Gino Dal Soler, che si è cimentato nella ricostruzione di una delle possibili strade che da quella stagione dell’acid folk portano fino agli sgoccioli, proprio quelli che stiamo vivendo, del new folk psichedelico degli anni Zero. Accanto a nomi noti come Pentangle, Vashti Bunyan, Incredible String Band e molti altri, Dal Soler riscopre una pletora di artisti che ancora oggi sono largametne sconosciuti fuori dal ristretto circolo degli appassionati del genere. Spesso si tratta di artisti che hanno ballato per un disco soltanto e poi sono scomparsi dalle scene riemergendo, come nel caso dei These Trails di recente ristampati in cd, solamente grazie al lavoro di scavo di etichette più o meno piccole, più o meno devote a questi suoni.
Il lavoro di Dal Soler non può certo dirsi esaustivo della produzione di folk acidato di questi ultimi quarant’anni, fatto del quale l’autore è perfettamente cosciente. Ma si tratta di un tentativo di riannodare fili che portano per prima cosa negli Stati Uniti (dicono niente i nomi Tim Buckley e David Crosby, giusto per citarne un paio?), ma anche verso altre frontiere, come quella tedesca (che va sotto il nome di kraut folk e si avvicina alla fervida stagione prog germanica) e tocca anche la nostra penisola con personaggi come Claudio Rocchi, fa capolino in parte della produzione Settanta di Franco Battiato e si innesta nel catalogo di una etichetta come la Bla Bla. Più recentemente la vecchia Europa ha partorito altri artisti, allargando verso le terre scandinave il territorio del folk acidato (la finlandia di Sami Sänpäkkilä, la svezia di Lisa O Piu), si muove in Belgio (Paul LaBrecque in arte Head of Wantastiquet), in Francia e in moltissimi altri paesi, e a cui si aggiunge la nuova ondata di artisti anglosassoni (Richard Youngs, Richard Skelton, per dire quelli più noti).
In un anno in cui anche Rob Young della rivista Wire manda in libreria la propria visione del folk psichedelico britannico (Electric Eden per Faber & Faber), lo sguardo di Dal Soler si posa su un orizzonte più ampio e internazionale. Gli appassionati vi troveranno spunti per nuovi ascolti, chi non conosce il genere vi troverà i fondamentali commentati e messi in prospettiva. In entrambi i casi, a risentirne sono il portafogli (alla ricerca di rari vinili e CD-r) e il sonno (nottate a cercare su internet qualche stralcio di opere fuori catalogo).
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