Recensione
Amplifying Host Richard Youngs
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psych folk Voti redazione e staff

Richard Youngs

Amplifying Host

Jagjaguwar

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Harry Dean Stanton vaga in mezzo alla Monument Valley mentre la chitarra di Ry Cooder si stende languida sulle immagini, carica di una compassione ultraterrena verso le umane miserie. Cooder prese come modello di ispirazione per la leggendaria OST di Paris, Texas il classico blues di Blind Willie Johnson, Dark Was the night, Cold was The Ground. Sullo stesso sentiero o per lo meno lungo questa direzione, ma con una sua grafia chiara e riconoscibilissima, sembra porsi oggi Richard Youngs che ritorna a battere il sentiero folk, continunando il discorso lasciato a metà con Autumn Response.

Ad essere protagonista è, ancora una volta, una visione diagonale e distorta della chitarra folk. Il motivo dominante delle sei tracce che compongono questo nuovo disco è l’arpeggio dissonante, con l’intervento scoordinato di una chitarra distorta che acuisce una senso di precarietà, di incertezza su come l’armonia debba procedere. Come saltare su un confine molto labile tra la grazia e l’orrido.

Come fanno notare dalla Jagjaguwar è un po’ lo stesso mix che reggeva le arcane volte del tormentato Six & Six di Jandek, ma senza quel buio più nero del nero che in quel disco inghottiva i lamenti del solitario del Texas in un’alienazione metafisica. Youngs è e rimarrà sempre votato ad un lirismo prettamente inglese che gli evita anche questa volta le risacche più nere e contorte. Semmai, stavolta si avvicina a Scott Tuma e al suo indimenticato capolavoro Hard Again e ad amplificare questa sensazione arriva anche l’intervento di Damon Krukowski alle spazzole delle percussioni, così come a sorreggere le cattedrali di polvere e rimpianti di Tuma intervenne all’epoca Jim White.

(7.3/10)

Scheda: Richard Youngs

Pubblicazione: 29 Agosto 2011

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Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2011)

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