Non c’è niente di più contemporaneo dell’inattuale, del kitch, del retrò. La storia delle musiche elettroniche (e non) di questo ultimo paio d’anni è tutta un reverse in direzione storia delle storie, come dire: guardiamo le ombre che precedono i nostri passi, in mancanza di una direzione precisa da prendere. Chissà se tra qualche anno, il caos evidente di questi giorni sarà inquadrabile all’interno di un excursus più o meno evolutivo. Di fatto, ora come ora, il recupero nostalgico delle vecchie cadenze ’80 (soprattutto) e ’90, genera una serie di espressioni che non solo cercano nel retro-gusto una propria ragion d’essere, ma quasi una sostanza ineludibile per esserci nel qui ed ora del suono attuale. Oneohtrix Point Never ha un po’ rotto gli argini ed, assieme a lui, fenomeni come Expo '70, Jonas Reinhardt, Emeralds nella loro estetica new kraut hanno aiutato al recupero creativo del vecchio synth valvolare.
L’analogico sempre più come valvola di sfogo per un digitale omologato, impalpabile, insapore. I Roll The Dice, arrivano al momento giusto quindi. Il duo svedese, originario di Stoccolma, composto da un ex Fever Ray, Peder Mannerfelt e da uno che si è fatto le ossa con soundtrack per film e TV, Malcolm Pardon, è abbastanza abile da rappresentare una sintesi sufficientemente personale di tutto quanto detto fino ad ora. Da un lato un’elettronica improvvisata chiaramente coordinata sulle istanze della vecchia synth analogica anni ’80, con corredo di strumentazione vintage e grammatica valvolare che recuperano inflessioni che nemmeno il Jean Michael Jarre di Oxygene, dall’altro un evidente gusto per il sinfonismo androide post kraut, ulteriore evoluzione della tradizione Cluster. Quando gli ingredienti vengono amalgamati alla perfezione, il duo è capace di erigere affascinanti costrutti cosmici con un gusto horror- claustrofobico che si affianca alle contemporanee derive dei vari Xander Harris e Umberto. Ma più che nell’horror tout court, qui siamo dalle parti di una sci-fi malmenata e polverosa, come le micidiali convivenze tra Tangerine Dream e Barry De Vorzon (quello della ost dei Guerrieri della Notte per intenderci…) dei capolavori Maelstrom e Cause And Effect.
Una maniera prettamente cinematografica guida la mano dei due verso il minutaggio esteso, verso le scenografie di corredo con i rumori d’ambiente e le note sostenute di piano a servire le composizioni nel suo farsi (Calling All Workers, The Skull Is Built Into The Tool). Disco più sofisticato e meditato del precedente su Digitalis, con cui Leaf cerca di prendersi una propria fetta della grande torta nostalgica attuale.
(7.5/10)
Scheda: Roll The Dice
Pubblicazione: 06 Settembre 2011
File under: elettronica '80
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