Mantenendo la tradizione di un disco ogni due anni, i Vegetable G tornano con un nuovo album - per la prima volta interamente in italiano – che abilmente si districa in quel pop sperimentale ora filosofico ora giocoso che tanto piace all’eclettico Giorgio Spada. Anticipato dal fin troppo ammiccante singolo La filastrocca dei nove Pianeti e con l’incursione ai fiati dell’onnipresente Enrico Gabrielli, L’almanacco terrestre è un passo in avanti per la band di Monopoli compiuto solo per metà. Diviso tra riferimenti in Battiato, Bluvertigo e Max Gazzè, ma con l’aggiunta dei lampi di preziosa creatività a cui il gruppo ci ha abituato negli ottimi lavori precedenti, L’almanacco è un disco che se in parte convince sul terreno dell’originalità nelle soluzioni stilistiche, dall’altro non completa quel salto di qualità (ma leggasi anche maturità) che ci si auspicava col passaggio alla lingua italica.
Brani come La voce di Pan, L’uomo di pietra, L’idea del Plancton, suonano come germogli, piccole perle, pronti a sbocciare ma a cui manca ancora qualcosa per uscire definitivamente dal selciato dell’indie. Le liriche evocative e immaginifiche non sempre convincono e spesso litigano con un sound di matrice anglofona poco incline a unirsi con la nuova lingua. I Vegetable G scelgono spesso di giocare sulla difensiva, con gli esterni bassi, come li chiamerebbero oggi, svolgendo bene il compitino ma nulla più. E la bellezza evocativa di un concept album infuso in un pop gioioso, stellato, innamorato d’amore e ricco di immaginazione e di rimandi, rivelatore di un suggestivo scenario surreale legato al ciclo armonioso legato alla natura e all’esistenza, rimane in parte incompiuto.
Lo scambio tra antico e futuro rimane un’idea, le stelle ascoltano e lanciano un plauso alla gioiosa gentilezza musicale del gruppo pugliese ma anche la richiesta incondizionata di un ulteriore passo in avanti, magari senza aspettare altri due anni (aggiungo io).
(6.6/10)
Scheda: Vegetable G
Pubblicazione: 08 Settembre 2011
File under: Pop
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