Recensione
Clutching Stems The Ladybug Transistor
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pop rock Voti redazione e staff

The Ladybug Transistor

Clutching Stems

Merge

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Quattro anni esatti dopo Can’t Wait Another Day, metabolizzata - per quanto e come sia possibile in questi casi - la tragica morte del batterista San Fadyl, tornano i Ladybug Transistor di Gary Olson a propinarci la loro affabile, affidabile, appassionata disinvoltura. Nulla è cambiato in questo Clutching Stems - settimo opus lungo per la band di Brooklyn - se non un ulteriore grado di pacatezza, dietro la quale avverti vibrare il consueto mix di trepidazione e abbandono, la propensione per il pop accomodante ma nient'affatto scontato, messo a punto sintetizzando l'ineffabile guittezza di Scott Walker, l'arcobaleno pop Bacharach, i palpiti tenui Left Banke, un pizzico d'estro Morrissey, dosi omeopatiche Kinks e via discorrendo.

Un intruglio (indie-)pop capace di filare liscio mentre ti suggerisce tutta la complessità del patrimonio genetico, in virtù della disarmante facilità di scrittura riconducibile alle calligrafie dei Jens Lekman, dei Calexico, dei Belle And Sebastian e  dei Clientele. Dieci tracce senza clamorosi sussulti né cadute, tra le quali meritano particolare menzione Oh Christina (dalle gradevolissime fragranze cameristiche sixties), una Light On The Narrow Gauge mossa da morbida urgenza Prefab Sprout via Sea And Cake, l'indolentemente bossa Caught Don't Walk e una title track che incede vagamente wave come un contagio dei più soffici Wire.

Come al solito non sembra nelle loro corde licenziare un disco capace di fare il botto. Ma è sempre un piacere averci di nuovo a che fare.

(6.8/10)

Pubblicazione: 18 Agosto 2011

File under: pop rock

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2011)

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