Recensione spot
Witchazel Matt Berry
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Folkpoppsychprogrock Voti redazione e staff

Matt Berry

Witchazel

Acid Jazz Records

Un comunicato stampa – che non ci è pervenuto, rendendo la quasi casuale scoperta di questo disco una totale sorpresa -  avrebbe potuto iniziare informandoci che Witchazel è il terzo album di Matt Berry, pubblicato da lui stesso nella primavera 2009 solo su web (in download gratuito per un giorno) e finalmente stampato e distribuito dai signori di Acid Jazz.

… E chi diavolo sarebbe questo Matt Berry? Potremmo saltare la domanda e arrivare dritti al punto, dicendo che Witchazel è uno di quei dischi che non ci capitava di ascoltare da … un bel po’. MGMT, Syd Barrett, Genesis, Pet Sounds, vecchie colonne sonore blaxploitation, Incredible String Band, Doors  … tutto frullato insieme con gusto massimalista e squisitamente citazionista, in una sorta di concept avventuroso ma leggero - e provvidenziale - come un bicchier d’acqua in agosto. E però non possiamo non dirvi che Matt Berry, come mestiere principale, fa il comico (in Inghilterra, con show televisivi di culto come Snuff Box e The IT Crowd; roba da noi pressoché sconosciuta).

Lo scarto, volendo, è tutto qui.  Perché fare un album – e per “fare” intendiamo scrivere, interpretare, arrangiare, produrre, suonare quasi interamente – che sia contemporaneamente omaggio e parodia, facendolo apparire dannatamente serio (nella fedeltà formale, nella genuinità dell’ispirazione, nella puntualità dei riferimenti) e insieme dannatamente ironico (il gusto per il cliché, la citazione musicale intelligente e spudorata, i testi sopra le righe), converrete che non è proprio da tutti. Basterebbe questo, davvero. O basterebbe ascoltare Woman, ballatona strappacuore alla Moody Blues che quando arriva l’assolo di chitarra non puoi non chiederti “ma ci è o ci fa?”, e poi tornare a riascoltarla perché ti commuove e ti fa ridere. Perché non c’è niente di più serio di un comico quando fa sul serio, o niente di più comico di un comico quando fa sul serio.

Oppure basterebbe dire che Matt Berry è nato nel 1974, e che quindi il suo esercizio di emulazione è reso ancor più impressionante dal non esser stato testimone diretto di quella stagione musicale in cui folk, prog, psichedelia e acid rock convivevano beatamente tra i solchi di doppi LP dalle copertine evocative e pretenziose. Un universo misterioso di foreste, campagne, falchi, uomini incappucciati, tarocchi, elfi, maghi, streghe, incanti pastorali, scenari e filastrocche à la Wicker Man. Affrontato sempre nel modo di cui sopra.

Oppure basterebbe dire che Matt Berry, quando gli capita di suonare dal vivo, sul palco fa salire Geno Washington (sì, oh-oh-oh-Geno!). Oppure basterebbe dire che Matt Berry, se chiede a Paul McCartney di fare un salto in studio e cantare due versi nella sua Rain Came Down, quello lo fa (e il fatto che entrambi sembrino piuttosto high non fa che accrescere il fascino della cosa). Oppure basterebbe dire …

(7.6/10)

Scheda: Matt Berry

Pubblicazione: 26 Luglio 2011

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2011)

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