Recensione
Gracious Tide, Take Me Home Lanterns On The Lake
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Folk Voti redazione e staff

Lanterns On The Lake

Gracious Tide, Take Me Home

Bella Union

La voce celestiale di Hazel Wilde si spande come uno spirito sull’opener Lungs Quicken. E subito vengono in mente i Sigur Rós: atmosfere dilatate e angeliche per un dream pop dalle tinte bucoliche sorretto da spasmi elettronici. Come sottolinea la stessa etichetta, la stampa probabilmente (e i blogger soprattutto) farà largo uso dell’immaginario 4AD per raccontarci questo esordio sulla lunga durata del sestetto di Newcastle. E’ tutto vero, ma ci pensa l’alternarsi delle voci femminile e maschile, quella di Paul Gregory, a garantire un po’ di variabilità. Oltre a un immaginario che non si ferma sulla porta del gruppo islandese, ma attinge ad atmosfere cinematografiche (Keep On Trying), al folk-rock (A Kingdom, davvero adrenalinica ed evocativa), alle ballad narcotiche (Blankets Of Leaves, I Love You Sleepyhead). Ma fanno capolino anche circolarità post (If I’ve Been Unkind) e arrangiamenti cameristici.

Si sono scomodati i Low e i Mazzy Star, band di cui si possono ritrovare in filigrana le lezioni. Ma la verità è che ci troviamo di fronte a un altro frutto dell’incontro tra il dream-pop e il folk più trasognato di questi ultimi tempi, quel settore che più che raccontare - come da tradizione - le storie di un luogo ne evoca la luce, i colori, l’allure, il ricordo. Suonato bene, arrangiato meglio, Gracious Tide, Take Me Home mieterà cuori e consensi, stimolerà incontri erotici e qualche viaggio della fantasia, ma come gli amori estivi, sarà dimenticato al primo temporale autunnale.

(6.6/10)

Pubblicazione: 08 Settembre 2011

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