Recensione spot
A Creature I Don't Know Laura Marling
Cover image
folk-rock Voti redazione e staff

Laura Marling

A Creature I Don't Know

Cooperative Music

Bookmark and Share Gallery

Con gli artisti “giovani” c’è il rischio latente di eccedere con la severità. Il cinismo si mette in mezzo e, come nel caso della cantautrice britannica Laura Marling, si oscilla tra il desiderio di conferme e quello di una crescita che si riveli il più possibile armonica, degna di un indubbio talento. E’ stata infatti fulminea la carriera della ventunenne, assurta dal quieto Hampshire alle cronache con due dischi di folk-rock mai scontato che l’hanno condotta fuori dalla (presunta) “scena” di West London che ne battezzò i primi passi. Perché se è facile lasciarsi indietro i mediocri Noah And The Whale, un po’ meno lo è imporsi su Mumford & Sons e soprattutto su Johnny Flynn.

In Alas, I Cannot Swim e in I Speak Because I Can respiravi però passione e padronanza di mezzi che A Creature I Don't Know conferma appieno, tratteggiando altre belle canzoni di taglio classico all’insegna di una minuziosa cura per l’essenza e il dettaglio e della confessionalità ombrosa che fu di Joni Mitchell e Sandy Denny. Le cui anime Laura sovrappone (Sophia, The Beast) oppure fonde (la scarna, sublimemente inquieta Rest In The Bed Of My Bones; una briosa All My Range; la struttura umorale e i robusti echi dylaniani di Salinas). Altrove prediligendo vivide ipotesi di Leonard Cohen al femminile (Night After Night) o di una Suzanne Vega sospesa tra prateria e brughiera (The Muse). Si arriva alla fine senza accorgersene: si ricomincia, riscaldati di malinconia e appagamento. Felici, addirittura.

(7.3/10)

Scheda: Laura Marling

Pubblicazione: 05 Settembre 2011

File under: folk-rock

| Archivio
Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2011)

Rss
copertina pdf #91