Odiavano la definizione di One Hit Wonder. Hanno sempre affermato che volevano essere presi sul serio. Non erano una band di pin up (e basta). L’idea di un’America ossessionata dalla California e dagli anni 50, dal surf e l’innocenza di quegli anni, era stata spontanea ma consapevole, come pure il formato surf-pop condito con passione vintage e amore per gli eighties, tutto curato in ogni aspetto: dal taglio cinematico in produzione, ai videoclip (Let’s Go Surfing), alle buffonate on stage e al taglio di capelli.
Di converso, l’Inghilterra, come al solito ossessionata dalle istituzioni e dai passaggi di consegne li aveva incoronati troppo presto. A scatola chiusa, aveva comprato 90.000 delle 200.0000 copie dell’esordio di una band che non era esattamente l’erede degli Smiths.
Melodicamente, i Drums avevano un tiro pop davvero potente, ma vivevano di singoli e le strofe di Morrissey erano ancora più lontane così come un futuro, all’epoca, quantomai incerto. Ci sono state parecchie litigate. Una defezione. Ed ora il ritorno proprio con un bel singolo, Money, che se è il miglior trait-d’union con la solarità dell’esordio, è anche il più diretto confronto con il Moz che Pierce e Garham abbiano mai tentato.
Proprio in senso smithsiano, Portamento segna una svolta più meditata e sofferta della passata formula. “erano happy times, ora è calato l’inverno (da In The Cold)” recita un agrodolce Pierce su testi autobiografici e un’esecuzione che si è fatta più severa, ampliando le parti elettroniche e variegando l’impianto.
I cambi di line up - l’abbandono di Adam Kessler e la sua sostituzione da parte del batterista Connor Hanwick, il passaggio di Graham ai synth, e la drum machine al posto della batteria - hanno sicuramente condizionato lo sviluppo di un album che è in definitiva il classico sophomore ma anche il segno di una band maturata che perfeziona gli equilibri e cerca nuove vie espressive. Alla mancanza di hit folgoranti, risponde una scaletta più omogenea, al carattere spensierato e cinematico dell’eppì, una scrittura più solida.
I Drums non hanno perso il tocco leggero, lo hanno caricato di una (auto)produzione più accurata, smalti post-punk mancuniani (gli ovvi Joy Division e New Order) e qualche fuori programma synth-kraut memore - parole loro - di vecchi ascolti Kraftwerk e Windy & Carl.
Inaspettatamente, Portamento nel suo essere ombroso e malinconico finisce per essere un disco riuscito, l’avvio di una carriera di prospettive e canzoni da diario.
(7.1/10)
Scheda: The Drums
Pubblicazione: 01 Settembre 2011
File under: Pop
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