Un percorso in salita con una pausa prima della meta, così si configura oggi il cammino di Zachary Francis Condon all'indomani dell'uscita di The Rip Tide, album definitivo di un ragazzo che da caso indie si è trasformato in un icona pop al pari di Arcade Fire, The National e Sufjan Stevens.
La sua è una di quelle classiche storie a lieto fine: prima c'è stata la Gulag Orkestar, l'inserimento in una effervescente scena di nuove espressioni balcaniche non ordinariamente etniche quali A Hawk And a Hacksaw e Matt Elliott, poi il consolidamento della formula trans-balcanica con il sophomore The Flying Club Cup, e quindi il momento di riflessione e la conseguente mosse di lato: un doppio eppì diviso tra divagazioni messicane con la Jimenez Band di Oaxaca e una manciata di vecchie tracce elettroniche composte in gioventù sotto il nome di RealPeople.
Ora a quattro anni di distanza, abbiamo le canzoni di quest'album, scritte nell’inverno scorso a New York e lungamente testate dal vivo (East Harlem compare già in Beirut: Live at the Music Hall of Williamsburg del 2009). Zac partorisce la sua versione della serenata pop-folk per il Sud del Mondo, qualsiasi esso sia, un cuore imbevuto di struggente malinconia e fanfare sul perimetro, mansuete, bofonchianti, a far da sfondo o da snodo. La melodia è padrona.
Strofe e ritornelli dunque al comando e, in cima, il crooning, severo e imperturbabile, perfetto, quasi monocromatico ma compensato egregiamente dal songwriting (specie nei brani basati sull’accompagnamento al piano - Vagabond).
Sterilizzando gli ottoni (A Candle’s Fire, Payne’s Bay, Port Of Call, The Peaock), e surfando sull'effetto cartolina impolverata del West, Zac ne esce con un trittico di classici istantanei come la citata Santa Fe, unica traccia ad avere un arrangimaneto elettronico (omaggio alla città dove Zac è nato anche artisticamente), l’accorata East Harlem (per chitarrina e fiati in background) o l’ancor più solitaria Goshen 1 (piano, voce e crescendo ai fiati).
The Rip Tide è l’album definitivo per Beirut. Trentatrè minuti di titoli di coda. Il poi si vedrà.
(7.3/10)
Scheda: Beirut
Pubblicazione: 09 Agosto 2011
File under: fanfara pop
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