Avevamo detto che i Low Lows sono nati dall’incrocio “tra dream-pop, shoegaze e slow-core”, e lo avevamo detto a ragion veduta, dopo aver ascoltato Fire On The Bright Sky. Shining Violence, di certo, non fa cambiare idea, e spinge verso l’effetto strappa applauso la coincidenza di queste coordinate.
La seconda uscita sotto la nuova ragione sociale di Parker Noon non è però una replica del passo pachidermico dell’esordio; l’incedere è anzi la principale novità; ora è sinfonico e magniloquente, piuttosto che mosso dalla pesantezza lenta dello slow-core; facendo tesoro e incetta dell’esperienza con Wurlitzer e Farfisa già usati nei Parker e Lily, procede per una stratificazione dei livelli produttivi che partecipano tutti di uno stesso umore struggente (ma mai depresso, neanche negli episodi più lenti, come Raining In Eva) di rinascita, di espiazione avvenuta (Modern Romance). Un tratto evidente di continuità è la rarefazione vocale, che però in Shining Violence è ancora maggiore, fino addirittura a far pensare, spesso, ai sussurri dei Labradford.
Letto questo, qualcuno ipotizzerà che questo disco sia sbilanciato verso il dream-pop, piuttosto che verso lo slow. Non c’è dubbio che ci sia stato un intento d’ambientazione nella testa di Noon. Ma tra i due litiganti un po’ sorprende Elizabeth Pier, con la sua struttura da canzone tradizionale accompagnata da feedback di chitarra, da manuale Jesus And Mary Chain senza se e senza ma. Anzi, non sorprende affatto, perché, tornando a quanto si diceva all’inizio, questo è un album al servizio dell’effetto, dell’impatto, sintonizzato per veicolare un sentimento nell’ascoltatore; va da sé che ci si assume la responsabilità di poter stufare, a lungo andare (cioè già da Disappearer). Non che non ci sia una certa variazione verso il country-dream (Tigers, Five Ways I Didn’t Die), ma sono episodi meno convincenti; e alla fine si ritorna a pensare a quella formula (Sparrows) che ci stanno proponendo, testardamente, i Low Lows, che cerca uno slow (niente -core) sottratto alle decadi musicali, come un lungo ed esistenziale viaggio di ritorno in auto. Per un pelo, ma credo ce l’abbiano fatta, a convincerci.
(6.9/10)
Scheda: Low Lows (The)
Pubblicazione: 09 Marzo 2008
File under: dream-slow-gaze
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