Recensione
Double Feature Dirty Beaches, Ela Orleans
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Weird songwriting Voti redazione e staff

Dirty Beaches, Ela Orleans

Double Feature

Night People

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Quel (piccolo) fenomeno che è stato, solo qualche mese fa, Badlands ha subito innescato la necessità di perpetuare il miracolo e mantenere viva la fiaccola – e l’attenzione – intorno ad Alex Zhang Hungtai. Due 7 pollici, poco riusciti a dire il vero, si sono susseguiti, uno con la ragazza americana americana per antonomasia U.S. Girls e uno con un assai meno noto Conor Prendergast

Ora a chiudere il cerchio arriva questa nuova collaborazione a quattro mani con la novella songwriter Ela Orleans (il cui debutto del 2009, Lost, vi consigliamo qualora vi fosse sfuggito). Edito dalla Night People per il mercato USA e da La Station Radar per quello continentale, Double Feature si nutre di una doppia luce, di una specularità dai contorni diluiti, di un delicato equilibrio alchemico tra componente maschile e femminile. È infatti la generale sensazione di sfocatura, di appannamento, di fumosa distanza ad accomunare i lati del vinile e i rispettivi artisti: da un lato Ela Orleans con le ballate lunari Neverend, Somwhere e I Know; dall'altro Dirty Beaches con nuovi classici del repertorio come il surfabilly di God Speed e il frat rock di Dont’ Let The Devil Find You. Tutte immerse in un più ampio tessuto di brani strumentali e skit ambientali dal sapore di pioggia e asfalto, quasi a voler celebrare una comune infatuazione retrò in grado di superare le distanze e di dar vita ad episodio unico nel suo genere.

(7.3/10)

Pubblicazione: 18 Luglio 2011

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