Recensione
R.I.P. Usa Is A Monster (The)
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prog-madness Voti redazione e staff

Usa Is A Monster (The)

R.I.P.

Northern Spy Records

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Mai titolo fu più azzeccato, visto che R.I.P. segna la conclusione dell’esperienza Usa Is A Monster. Volontà palese o pura casualità non è dato sapere, ma non ci meraviglieremmo né in un caso, né tanto meno nell’altro vista la incostanza e la follia che da sempre circonda il progetto. Fatto sta che questo ultimo album segna, oltre al canto del cigno per il duo newyorchese, anche l’esordio della Northern-Spy dopo la separazione in seno alla ESP-Disk e infine anche la carriera (pseudo)solista di Colin Langenus (vedi alla voce Colin L. Orchestra).

Aiutati dalle tastiere aggiuntive di Maxx Katz e Peter Schuette, con comparsate di fenomeni dell’underground della grande mela come Jeremy Danneman (Parade of One) e Matt Mottel (Talibam!), Langenus e il fido collega Tom Hohmann si lanciano come al solito nel proprio trip musicale onnivoro e sfaccettato. Quello che assume le forme ibride di un prog-rock psichedelico e sfatto, umorale e ondivago che ne contraddistingue la discografia da quando decisero, dopo Sunset At The End Of The Industrial Age, di tirare il freno a mano e concentrarsi su forme più piane rispetto alle vertiginose elucubrazioni dei primi album. In soldoni, belle nenie che mischiano densità stoner, atmosfere reiterate e psichedeliche e architetture prog senza dimenticare gli slanci di follia strumentale che ne hanno sempre segnato la cifra stilistica (Four More Years).

È però la dilatazione delle atmosfere, l’accessibilità matura della proposta musicale e l’utilizzo di jam che sono vere e proprie suites – la lunga semi-fusion Dynamite Day, la teatrale e umorale No Drugs Til Now – a farci apprezzare R.I.P.. Un album più messo a fuoco del semi-deludente Space Programs e che ci fa già rimpiangere questa band di folli. Almeno fino a quando non ritorneranno sui propri passi, ovvio.

(7.0/10)

Pubblicazione: 20 Luglio 2011

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