Immaginate cosa sarebbe successo se gli Ultravox fossero usciti dai Novanta anziché dagli Ottanta – e da un mondo soul americano. Pensate se a scoprirli e a sentirli vicini – in un crash culturale che rischia di far fondere i cervelli – fosse stato Prince, il giorno dopo una festa sci-fi, in pieno hang-over collettivo. Niente di troppo diverso dalle versioni più light del mondo TV On The Radio, ma con una flemma tutta peculiare.
I Singer, che in realtà vengono da un universo preciso, quello US Maple, si mettono in discussione ed estraggono dalle proprie sessioni di lavoro dieci canzoni che denotano emancipazione e disillusione davanti al grande fascino del frammento. Sul piedistallo non sta più il Re contrappunto, che si regge su un castello di carta. All’osso, Mindreading è un piccolo capolavoro di “songs” avant pop, una quadratura del cerchio che tiene insieme l’ipertrofia e la capacità di andare al sodo, come una Sympathy For The Devil suonata dai Red Crayola seconda e terza generazione (Gabbing). Non mancano dissonanze a tratti Devo-lute, preziose come lo furono per i Pere Ubu (Imagined Spaces), per dare un senso estetico e gradevole al grottesco. Eppure, a tre anni di distanza da Unhistories, sentire questi Singer sovrappone a quel mondo di complessità e cacofonia pop (espressione in sé cacofonica) una maturità sorniona e poco urlata, un sorriso beffardo ma senza cattiva fede, una nonchalance da gatto Kevin Ayers.
Manco a dirlo, maestro indiscusso dell’approccio è Brian Eno – che sembra citato, anzi mimato, in Night Terrors In Titan. A lui pensiamo quando focalizziamo questo pensiero: a noi, che pur amiamo le cose complesse, difficili da seguire, il sophomore di Robert A.A. Lowe, Ben e Adam Vida (aiutati in missaggio da Randall Dunn, già all’opera con Six Organs of Admittance, Earth e Sunn O)))) risulta oltremodo convincente, perché sappiamo quanto siano importante la sintesi e l’accessibilità. Mindreading è languido, estivo come le cicale della traccia conclusiva (Bitter'd Moon), e defluisce come un cocktail equilibrato. Una critica si può fare: canzoni siffatte perdono un po’ l’anima, e forse questo riflette una carenza di fiducia da parte degli stessi autori, in chiave di produzione e finalizzazione del prodotto "pop". Detto altrimenti: i pezzi si manifestano a volte come esercizi intellettuali. Sì, ma riusciti.
(7.3/10)
Scheda: Singer
Pubblicazione: 04 Luglio 2011
File under: avant pop
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