Recensione
Heavy Rocks / Attention Please Boris
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Noise rock/pop Voti redazione e staff

Boris

Heavy Rocks / Attention Please

Sargent House

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A tanta gente in giro che fa fatica a mettere insieme un album decente i Boris dovranno fare invidia. Fare uscire due dischi praticamente in contemporanea (entrambi, diciamo subito, di buona fattura e totalmente diversi l'uno dall'altro) è cosa che, oltre a dimostrare la creatività della band giapponese, va oltre ogni logica commerciale. Due album che in realtà saranno quattro: ai due qui recensiti si è gia affiancato in Giappone New Album, una sorta di best of di Heavy Rocks e Attention Please con versoni alternative e inedite, e Klatter, lavoro assieme a Merzbow che dovrebbe uscire sempre in questo 2011.

In Heavy Rocks, ovvero quando il nome dice tutto, i Boris vanno giù pesante con melodie suonate a velocità supersoniche e a volumi folli. Come l'omonimo del 2002 (quello con la copertina arancione per intendersi) è un disco di canzoni tirate fino all'osso, se però l'Heavy Rocks del 2002 era un disco di stoner questo è un disco più propriamente orientato sul versante hard: ci sono i Motorhead educati di Galaxians, l'hard-psych in stile Motorpsycho di Leak-Truth,yesnoyesnoyes, lo stoner di Window Shopping, il doom di Riot Sugar, lo sludge metal di Czechoslovakia. I due vertici dell'album sono però i monoliti atmosferici Missing Pieces e Aileron; la prima è una ballata struggente squarciata nel mezzo da un delirio noise, la seconda uno slowcore a metà strada tra i silenzi dei Codeine e le cadenze doom dei Jesu. Un lavoro per tutti i fans dell'headbanging e del classico stile Boris.

L'altro album Attention Please è invece il disco che non ti aspetti dai tre giapponesi (anche se ci hanno spesso spiazzati). A predominare sono, infatti, melodie, synth ed elettronica in un gusto prettamente pop virato shoegaze. La voce della chitarrista Wata, per la prima volta cantante principale del trio, da un tocco ancora più suadente alle canzoni dell'album, tanto che il pop dei Boris diviene un pop sognane e trasognato: sono melodie che vengono fuori da uno strato di detriti noise-elettonici (Party Boy, See you next week, Tokyo Wonder Land, Les Paul Custom '86 dei Nine Inch Nails virati in shoegaze) o che sfociano improvvisamente in un nugolo di chitarre distorte come nel caso di quel singolo perfetto che è Hope. Su tutte a primeggiare è You, un ambient onirico fatti di piccoli rintocchi e fantasmi elettronici in cui Wata è praticamente sola a cantare nel silenzio.

Una accoppiata di dischi ottimamente confezionati e che stanno a confermare quanto i Boris possano muoversi con capacità in ogni genere delle cosidette musiche estreme.

(6.6/10)

Scheda: Boris

Pubblicazione: 09 Luglio 2011

File under: Noise rock/pop

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