Recensione
Response Dave.I.D.
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pop-industrial Voti redazione e staff

Dave.I.D.

Response

!K7

La strategia è chiara. Partire dall’industrial Ottanta e arrivare al pop. Rendere patemico ciò che vorrebbe solo trasformare anche il bianco in nero, figuriamoci i colori. Nel grigio dello studio in South-east London, David Andrew Hedges (a.k.a. Dave.I.D.) si premura di costruire mistero attorno alla propria figura, e di alzare le aspettative attorno all’esordio Response. Gli fa eco la K7, dipingendo con esiti promozionali un personaggio difficile ma di qualità, finalmente pronto, dopo cinque anni di lavoro in solitaria, al debutto.

Gli strumenti utilizzati – non parliamo di quelli musicali, ma delle pratiche di arrangiamento, costruzione delle canzoni, modi di perseguire la strategia – sono compatti e noti a chi ha già affrontato certe sonorità. Lo spettro va dagli ovvi Nine Inch Nails a tutte le oscurità cantate ad uso delle giovani generazioni truccate: Depeche Mode ma anche nu-rave e Klaxons, e persino Placebo. Non può mancare un riferimento anche all’epopea These New Puritans, vicina per geografia, estrazione, obiettivi, memorie. There’s A Kingdom For That tira fuori ciò che di meglio David è in grado di produrre. Decostruisce e ritrova un certo approccio etnico del post-punk, lasciando però che scompaiono dal DNA – e con loro il distacco tipico del genere - gli Wire e tutti quei maesri a cui i puritani, fuor di immaginario, hanno preso in prestito i metodi di costruzione di atmosfere.

Eppure, in tutto il disco, il neo, vero punctum che si ingigantisce di scala alle orecchie navigate, sono le melodie cantate. La chiusura vocale, da radio commerciale, con cui Oil contrappunta con tanto effetto timico il punto ritmico è la cartina al tornasole dell’album. Le melodie fanno letteralmente scomparire l’impianto arrangiativo, peraltro piuttosto interessante. In You Me Come For tramutano le provenienze ritmiche Einstuerzende Neubauten in un amaro miele Depeche Mode fine Ottanta (con Gore alla voce, vedi anche alla voce The Takeover).

L’artigianato c’è e si sente, ma il celebrato matrimonio tra soulfulness e goticume industriale non si celebra. O forse, è come un matrimonio obbligato, combinato, deciso dalle famiglie. La convivenza forzata forse porterà a un compromesso. E forse la prima scelta è di target: kids o amanti del cantautorato oscuro?

(6.0/10)

Scheda: Dave.I.D.

Pubblicazione: 15 Luglio 2011

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