Recensione spot
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Genere

pop, wave

Data di uscita

Aprile 2008

Pubblicazione

06 Aprile 2008

Long Blondes (The)

Couples

Rough Trade

Tocca ammetterlo: da parte nostra non c’erano chissà quali aspettative per l’album n°2 delle Long Blondes. Più che per malafede, per statistica: salvo eccezioni, il sophomore record cade spesso come una mannaia sul collo delle malcapitate band fino a poco prima incensate. Più che altro, quella formula colta e ruffiana assieme di wave-pop da cameretta, sorta di ibrido Pulp-Smiths-Siouxsie(con una vocazione da star del pop alla Abba, a sentir loro), sembrava tanto compiuta in sé da ammettere soltanto la ripetizione. Se però c’è una cosa di cui ci eravamo accorti un anno e mezzo fa con Someone To Drive You Home, è che le ragazze - e i due ragazzi - di Sheffield erano dotate, soprattutto, di personalità. Ed è proprio questo che fa del loro secondo disco esattamente ciò che ogni secondo disco dovrebbe essere, ovvero un decisivo e significativo balzo in avanti. Couples(un quasi-concept, che gioca ancora una volta con certe angosce suburbane) è un album-statement, che sa dispensare sorprese e piaceri inaspettati.

La presenza in studio del dj e remixer Erol Alkan (il futuro producer più ricercato d’Albione? Si accettano scommesse) deve aver certo giocato un ruolo decisivo in questa semimetamorfosi disco-pop; i synth accattivanti mescolati i falsetti ammiccanti di una Kate Jackson sempre più gattosa e sexy - Century, Too Clever By Half, Guilt - sono il coronamento di un sogno metapop à la Paul Morley, una Kylie Minogue che fronteggia i Banshees, o una Gwen Stefani che si struscia su Alan Vega e Martin Rev.

Aggiungiamo a questa zampata di stile – che da sola terrebbe in piedi non solo tutto il disco, ma un’intera carriera – una crescita esponenziale nella costruzione dei pezzi e negli arrangiamenti, con quelle liriche da Morrissey/Jarvis Cocker in gonnella ancor più ficcanti affidate a soluzioni sonore più varie (The Couples, in tal senso, è un capolavoro; ma anche l’algida e robotica Nostalgia). Poi, a conferma di una maggiore sicurezza - sfrontatezza? -, mettiamoci pure che Round The Hairpindà finalmente sfogo a quella vena sperimentale già visionata in alcune vecchie b-side (putacaso, prodotte proprio da Alkan), mentre altrove si recupera una certa ruvidezza pop wave, revivalista e postmoderna, ma sempre con gusto, intelligenza e - ecco che ritorna la parola chiave - personalità. Insomma, abbiamo l’impressione che questa sia una delle rare band in giro che sa davvero mantenere ciò che promette.

(7.4/10)

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2008)