Da Englabörn ad And In The Endless Pause There Came The Sound Of Bees l'islandese Jóhannsson si è sedimentato su una composizione sinfonica pensata come accompagnamento alla sfera visiva (componente che, come avevamo già registrato, diventa spesso la grande assente dei suoi lavori). Una discografia fondata su una rigorosa fedeltà a sé stessa che ha spaccato il pubblico tra chi lo ama e chi lo odia: o se ne adora in sostanza la capacità - da ascrivere per intero alla fase soggettiva - di toccare certe corde emozionali, o se ne detesta l'ostinazione verso una formula intrinsecamente incompleta e quasi immutata nel tempo.
Mentre finora le differenze tra un disco e l'altro, checché se ne dica, erano sempre ridotte a semplici sfumature delle sensazioni indotte, The Miners' Hymns una piccola svolta la compie. Pensato come unico elemento sonoro dell'omonimo film di Bill Morrison sulle vicende di morte e sofferenza di una comunità di minatori inglesi, l'ultimo lavoro di Jóhannsson coincide con la sua prova più melodrammatica: registrato nella cattedrale di Durham (nuove affinità con Tim Hecker) con un'orchestra di 16 elementi e l'organo come grande protagonista, l'atmosfera è lontanissima da quella classicamente romantica di Fordlândia o IBM 1401.
Lo spettro della tragedia sociale aleggia sul disco portandosi dietro un carico di fatidica ineluttabilità. L'architettura scarna ed essenziale si rivela il punto di forza ma anche il pericolo maggiore dell'opera: il minimalismo lascia sempre all'ascoltatore la libertà di arricchire l'esperienza d'ascolto permettendogli di spaziare tra le sue preferenze (le possibilità stavolta vanno dal Firebird di Stravinskij a Frantic di Polanski) ma, d'altro canto, non dà argomenti per combattere l'eventuale sensazione d'inconcludenza. La nostra verità sta nel mezzo: The Miners' Hymns è il disco più carismatico di un artista che vuol solo restare sullo sfondo.
(6.7/10)
Scheda: Johann Johannsson
Pubblicazione: 08 Luglio 2011
File under: Classic / Soundtrack
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