I fiorentini Underfloor sono pronti per conquistare il mondo, o per lo meno così sembra ascoltando questo Solitari Blu. Dopo un cambio di line-up che ha visto aggiungersi ai reduci della formazione originale, Guido Melis e Lorenzo Desiati, due nuovi elementi, Marco Superti alla chitarra e Giulia Nuti al violino e alle tastiere, la band ha pubblicato il terzo album, prodotto da un veterano della scena musicale italiana – che ci ha recentemente abbandonato – come Ernesto De Pascale.
Ascoltando Solitari Blu quello che colpisce è la puntuale sincronia tra una musicalità tipicamente anglosassone, che molto risente delle strutture dilatate e ricercate del progressive, e le liriche (coraggiosamente) in italiano, essenziali ma poetiche, evocative e allo stesso tempo criptiche, in bilico tra malinconia, riscatto e quotidianità, come una serie di immagini di vita vissuta. È rock, non c'è dubbio, un rock genuino ed affilato, capace di incantarci per i sette minuti della title track “rincorrendo solitari blu”, capace di riassumersi in piccoli gioielli come Cenere e Luci di ruggine, o di affascinarci con un tocco di archi, come accade in Nell'Aria. Ma il culmine della raffinatezza poetica del disco è probabilmente in Solo un altro sogno, in cui scopriamo che tutto quello che rimane a legarci alla realtà è – appunto – soltanto un sogno. Ma al di là dei singoli episodi, c'è un sapore di fondo che lega tutti i pezzi tra loro, rendendo Solitari Blu un album dalla forte coesione interna, che mostra le diverse sfaccettature del lavoro della band e allo stesso tempo rimane unitario e riconoscibile in ogni sua parte, grazie a un sound deciso ma elegante.
Solitari Blu sembra essere l'album della maturità per gli Underfloor, che hanno saputo mescolare, in neppure quaranta minuti, rock internazionale, eredità musicale italiana ed esperienze personali, dando al lavoro un respiro che esula dai semplici confini geografici.
(7.0/10)
Scheda: Underfloor
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