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Graceland Paul Simon
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world pop Voti redazione e staff

Paul Simon

Graceland

Warner Music Group

Messa nero su bianco, questa è la storia banale di un musicista che nel 1984 è in crisi: il suo ultimo disco, Hearts And Bones, è stato un disastro commerciale e c'è il rischio che a quaranta e passa anni cominci a pensare che la sua carriera ha imboccato definitivamente il viale del tramonto. Il deus ex-machina narrativo arriva sotto forma di una cassetta, Gumboots: Accordion Jive Hits, vol. II, una raccolta di township jive o Mbaqanga. Fu amore al primo ascolto e da lì iniziò un viaggio verso paesi esotici che porterà al piccolo-grande riscatto.

Esattamente a venticinque anni dall'uscita di Graceland, le note di copertina che raccontano questa storia hanno assunto lo status di semi-leggenda. A firmarle è lo stesso autore, Paul Simon, e le terre esotiche sono quelle dell'altopiano sudafricano, in particolare Johannesburg e il suo sobborgo minerario e, soprattutto, nero da dove proveniva la street music di cui si era innamorato. Fino a quel momento l'Africa era rimasta un territorio largamente inesplorato. Era un interesse politico di gruppi di avanguardia come il Pop Group e una fascinazione sonora per i Talking Heads di I Zimbra, ma rimaneva una caratteristica delle avanguardie. Anche Pater Gabriel aveva amoreggiato con le poliritmie del continente per i suoi primi dischi da solista, ma nel 1986 per il pubblico di riferimento di Paul Simon, lo stesso che ascoltava i cantautori folk-rock dei Sessanta come Bob Dylan e Neil Young, Graceland era qualcosa di inaudito: una musica che arrivava da lontano eppure così familiare, così vicina al pop occidentale che non c'era bisogno di mediazione. A differenza di Gabriel, Simon in questa materia ha preferito se non immergersi, almeno intrecciarvisi, plasmando la materia musicale dei due continenti, Africa e America, in una world music genuina.

Il Sud Africa in cui Simon sbarcò nel 1985 per le prime session è un paese emarginato culturalmente dal resto del mondo a causa dell'apartheid ancora in vigore, della detenzione di Nelson Mandela. Nonostante questa situazione socio-politica, nella musica nera di quel paese trova la linfa vitale che serve a forgiare il disco più importante della sua carriera solista, il disco pop perfetto, il disco che ha ristretto l'Oceano Atlantico. Assieme a Joseph Shabalala, Ladysmith Black Mambazo, Ray Phiri, che hanno contribuito in modo determinante a forgiare il sound, ma anche le Gaza Sisters, Youssou N'dour (che nel 1994 in compagnia di Neneh Cherry del giro proprio del Pop Group inciderà quella 7 seconds che ne sancirà la fama internazionale) e un tocco tex mex con i losangelini Los Lobos, Simon fonde il funk delle township jive di Soweto con l'r'n'b anni Cinquanta (Diamonds On The Soles Of Her Shoes, You Can Call Me Al), trasfigura i quattro quarti sudafricani in musica per marchin' band (I Know What I Know, Under African Skies), ritrova le radici del gospel (Homeless), fa andare a braccetto i caraibi con la musica del Malawi (Crazy Love), trasforma il Midwest in savana per un country universale (That Was Your Mother).

Nell'86 il carrozzone di Live Aid e Band Aid è già in movimento, contribuendo allo sputtanamento definitivo dell'idea di world music. Un processo che si fonde con il populismo edonistico e approderà al terzomondismo da salotto di Bono e soci. Graceland, al contrario, rimane sospeso in una bolla di credibilità, in forza delle sue canzoni genuinamente pop(ular) nel miglior stile di un folk-singer quale Simon continua a essere. Una merito e una classicità ribaditi dagli epigoni venuti alla luce nella seconda metà degli anni zero, i vari Vampire Weekend e Here We Go Magic, all'altezza di un piccolo revival di queste sonorità. Per quanto riguarda Paul Simon, come si può sentire nel suo ultimo So Beautiful Or So What, l'Africa di Graceland è rimasta nel calderone magico del suo pop come uno dei tanti ingredienti raccolti nella lunga carriera.

(9.0/10)

Scheda: Paul Simon

Pubblicazione: 01 Luglio 2011

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Marco Boscolo

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