Recensione
Himalaya Il Torquemada
Cover image
indie-rock rumoroso Voti redazione e staff

Il Torquemada

Himalaya

Paul Pastrelli Records

Bergamo come Seattle? Sensazionalismi a parte, è innegabile come dalla città lombarda si siano fatte via via notare una serie di bands di livello pregevolissimo: dagli ultranoti Verdena ai Bancale passando per The Inferno, Spread, Sakee Sed, Caso, Miss Chain & The Broken Heels, tutti irrimediabilmente legati alle “musiche con chitarre”. Non ultimi i Torquemada, nostra vecchia conoscenza.

Se Tales From The Bottle, però, col suo noise-rock virato blues newyorchese ci convinceva per passione e sudore ma non più di tanto per originalità, il secondo album del quartetto bergamasco (Alfonso Surace – voce, chitarre; Luciano Finazzi – batteria, percussioni; Davide Perucchini – basso, synth; Francesca Arancio – violino, cori) è invece una gran bella sorpresa. Abbandonato l’inglese e scelta la strada maestra dell’italico verbo, i quattro mischiano le carte in un frullatone che non rinuncia all’alto peso specifico caratteristico della casa ma si offre screziato e vario al punto da lambire territori da indie-de-noantri. I Verdena non sono distanti più dei km che separano i paesini d’origine.

Psichedelia etno-rock, pesantezze stoner, i Soundgarden prima che si bollissero, New York e la Death Valley, lirismo agrodolce e chitarrismo fuzz, atmosfere romantiche e ambizione cresciuta in provincia emergono e rientrano nel terreno carsico di Himalaya. Al punto da farne un disco tosto e insieme soddisfacente da scalare, proprio come la vetta da cui prende il nome.

(7.0/10)

Scheda: Il Torquemada

Pubblicazione: 29 Giugno 2011

File under: indie-rock rumoroso

| Archivio
Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2011)

Rss
copertina pdf #91