Afrocentrismo. Questo è il termine che più calza a pennello per riassumere la ormai decennale carriera di un artista come Osunlade. Il suo, come per molti artisti afroamericani, è un percorso votato a tramandare "il messaggio" ("the message" di Grandmaster Flash). Il suono dell'uomo è oggi una somma di contrazioni tra tradizionalismo arcaico e iper futurismo; squarci di luce primordiale seguiti da cupe visioni catastrofiste. L' erede guerriero della tribù Yoruba ci racconta la sua visione di una deep house che è prima di tutto divinazione del ritmo.
Anche Pyrography, ultima fatica del nostro, è un lavoro pervaso da questa dicotomia chiaroscurale. La luminosa I'm Happy apre le danze all'insegna dell'ottimismo con un andamento jazzy marcato da raffinati cut up vocali di scuola chicagoiana come fosse pace prima di una tempesta. E la perturbazione arriva subito con la paradigmatica Envision, che avanza minacciosa grazie ad una sezione ritmica rantolante ed un gioco tastieristico detroitiano ed un acceleratore spinto verso un futuro decisamente incerto. La voce di Osunlade guida la cavalcata rilasciando fiammate soul e ceneri techno. Come da pogramma Walkin' In Paris riporta pace e gigioneria black quasi stessimo ascoltando una traccia del cugino Vikter Duplaix. Poi di nuovo giù, nell'ossessione kraftwerkiana di Idiosyncracy.
Man mano che il disco si sviluppa appaiono sempre più evidenti le specificità afroecentriche di Osunlade: come al solito c'è il continuo utilizzo di tribalismi percussivi che quando non rimandano direttamente al continente africano (Yeku Yeku) , richiamano alla mente la galassia ritmica latinoamericana. In secondo luogo c'è l'utilizzo diversificato del mezzo vocale che non è mai semplice condimento per le musiche su cui viene adagiato ma ha piuttosto una vera e propria funzione sciamanica. Per il guerriero Osunlade è sempre lo sciamano che guida le danze e la sua voce si sussegue secondo diversi codici linguistici; c'è lo spoken word generalista multilingue (quasi new age) di Man On Wirdz, l'essenziale rap off beat di Trinity Ov Me, per non parlare dell'animismo di Pheramones o dei canti evocativi e carichi di misticismo in Ser Al Santissimo.
Per il resto ci pensa Osunlade in prima persona con quell'andamento micione (No Way) e quel timbro vocale a cavallo tra Stevie Wonder e Prince che mai guasta con l'immaginario deep. Non manca neppure l'anthem clubbistico per far esplodere i neuroni in pista ed è così che The Distance quadra il cerchio lanciando quasi una sfida al collega newyorchese Quentin Harris. In un 2011 fatto esordi fiammeggianti e nuove promesse l'olimpo della deep house ritrova una delle sue stelle più luminose e dobbiamo constatare che è decisamente lontana dal diventare una supernova. La leggenda continua.
(7.5/10)
Scheda: Osunlade
Pubblicazione: 15 Giugno 2011
File under: deep house
Abbonati al feed di Dario Moroldo
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network










