Cambia il look, cambia la formula e, a quanto pare, ad ogni passaggio, gli Horrors diventano più bravi, migliorano come architetti del suono che vanno a scolpire, riscoprire e, cautamente, reinventare.
Con Skying li ritroviamo apparentemente a fare il verso alle copertine stinte e bruciacchiate del glo-fi. In verità - con gusto e cultura musicale da vendere - hanno pensato di rifarsi all’immaginario vinilico dei Galaxie 500 e a tutta la wavedelia a Nord d’Albione, quando i Primal Scream avevano ancora le camicie a fiori e gli Stone Roses pendevano dalle loro labbra.
La band, che è stata un act wave modello da scuola d'arte ai tempi dell’esordio Strange House (un album di cripto garage riletto attraverso la lente del post punk, spremuta del meglio goth di Morlocks, Fuzztones, Cramps, Birthday Party e Bauhaus), ha successivamente maturato una predilizione per la post-produzione, lo shoegaze e il kraut-rock (My Bloody Valentine, Ride, Neu!) con Primary Colours per approdare ora alla canzone pischedelica mescolando i numeri dall'86 al '91.
Più che un discorso di rispetto delle tradizioni, per Faris Badwan e co. il passato ha sempre rappresentato una questione catartica, l'immergersi in un tempo remoto come un’opzione salvifica e purificatrice. Mai gli Horrors sono partiti da un’urgenza lirica con qualcosa da dire al mondo ed è probabilmente per questo che Echo & The Bunnymen e Simple Minds, imprescindibili riferimenti giornalistici della nuova metamorfosi, non trovano nella tracklist l'appeal e capacità di scrittura degli amati zii.
L'operazione però affascina non poco e neppure dimentica la spezia shoegaze. I nuovi Horrors non fanno calchi del passato, uniscono lo svacco psych-folk in ecstasy di Stone Roses (la batteria in Changing The Rain, Dive In) e dei Primal Scream di Screamadelica al rinnovato fraseggio romantico che Faris, dall’esperienza cinematografica ereditata dal progetto Cat's Eyes, traghetta sul piano propriamente wave dell’album (You Said).
Il grosso ostacolo all’eccellenza è il medesimo di sempre, in particolare: dove il combo eccelle in artigianato (Endless Blue con quel bell’intreccio tra Sonic Youth prima e Interpol dopo; l’ottimo bridge shoegaze-delico di Dive In), e in sintesi canora (Simple Minds richiamati senza suonare sputtanatamente tali), manca di personalità e non sempre azzecca i ritornelli (che erano poi il bello dei Bunnymen). Da metà scaletta in poi il rimedio consiste nel tornare alle soluzioni diluite del buon Primary Colours immergendole in nuovi scenari (Still Life si gioca una coda psych sinfonica, Wild Eyed utilizzando un approccio più elettronico si gioca un finale reggae-dub, lo stesso per Moving Further Away con le tastiere à la Emeralds). Gli equilibri ritornano e l'album continua per qualche ragione a brillare.
The Horrors non sono una band, ma un progetto che potrebbe maturare in una band. Ad indicare la direzione, un finale à la Psychedelic Furs, Oceans Burning.
(7.2/10)
Scheda: The Horrors
Pubblicazione: 04 Luglio 2011
File under: wave, nu romantic
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