Recensione
Jim Jamie Lidell
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rhythm and blues Voti redazione e staff

Jamie Lidell

Jim

Warp Records

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Come se Steve Winwood, dopo lo Spencer Davis Group, si fosse avviato alla carriera solista senza passare per i Traffic. Fateci caso: Marvin Gaye, Sly Stone, Prince e non andiamo oltre. Ognuno di questi viene citato come influenza di Jamie Lidell, e nel caso di Gaye è lo stesso ex-Super_Collider a dichiararlo. Per carità, paralleli azzeccati alla luce di un disco, Multiply, negroide alla stregua dei meglio colored e architettato dal bianco più nero oggi in circolazione. Proprio come il fu Traffic, ovvero l’ugola bianca più nera dei ‘60/70. Allora su, diamo a Cesare ciò che si merita e diciamo che Lidell è il nuovo Winwood, non fosse altro che per il colore della pelle e tralasciamo le disamine sul talento, che non è pari a nessuno dei citati. E che sia chiaro.

È una boccata di sana freschezza, questo si, col gravoso compito di confermare la vena di Multiply nel nuovo Jim, laconico titolo come a dire: ok, mi conoscete, al bando i convenevoli. E noi che lo conosciamo ci abbandoniamo in Another Daybattendo le mani, cantando e sussurrando, tra noi e noi, che nell’Uomo vive lo spirito – ops, l’avevamo dimenticato – di Otis Redding.

In pratica il disco è la naturale estensione del precedente con l’aggravante che è “troppo l’estensione del precedente”, laddove il modus si divide tra soffici ballads (All I Wanna Do, la chiusa a là Gaye di Rope Of Sand) e sanguigne aperture rhythm and blues (Wait For Me, Little Bit Of Feel Good) ormai note. Certo, ci piace molto la disco in Figured Me Out e ci intriga la bossa di Green Light, quindi staremo a vedere in futuro. Multiply fu amore, Jim infatuazione. Che il prossimo sia passione?! P.s. Where D'You Go è la sua Gimme Some Lovin'.

(6.0/10)

Scheda: Jamie Lidell

Pubblicazione: 18 Maggio 2008

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