Col terzo album in dieci anni l'artista anglo-iraniana dimostra di
cavalcare una briosa maturità. Che le permette di guardare ai modi,
alle forme, alle inflessioni del pop-rock elettronico degli ultimi
lustri ipotizzando sintesi turgide e guizzanti, torve ed evocative,
carezzevoli e avant. In altre parole: ascoltare questo disco è un po'
come entrare nella stanza che tenevate chiusa da giorni e respirarvi
aria fresca, frizzantina, oltre a tutti quegli ammennicoli fantastici
che avevate quasi dimenticato.
Irrobustitasi alla corte della diva Bjork, Leila muove quattordici pedine mixando autorevolezza e levità, vale a dire ostentando tinte fosche e struggenti come un Depeche Mode inciampato nelle fregole post-soul dei Radiohead (Teases Me, cantata da un suadente Luca Santucci) oppure funk-hop bislacco e dinoccolato come un Beck sottovuoto tra riffettini caramellosi e giuggiole vocali (Little Acorns).
O ancora, ciondolando circense tra clap-hands digitali e sfrigolii
spacey nel sogno in bilico tra eighties e soundtrack poliziesche (Carplos), strattonando inquietudine Thindersticks di agre folate Notwist e The Books (Ur Train), palpeggiando milonga cinematica come una sdrucciolevole cospirazione Portishead (la stupenda Daisies, Cats And Spacemen, cantata da una setosa Roya Arab, che poi è sua sorella).
Altrove, mischia esotismi da salotto, brume bristoliane e ramenga visionarietà gelbiana (The Exotics), scava il cuore languido di un pop impalpabile e tropicalizzato (Why Should I, con onirico duetto di Terry Hall e Martina Topley-Bird), bazzica giocosità androidi Air e Visage (Mollie), azzarda tracotanza ingrugnita Massive Attack (Nettle), offre la propria versione dei fatti in fatto di Beatles (la cover di Norvegian Wood, come una sfrangiata narcosi Xiu Xiu), per poi finire nel sogno orchestrale felliniano di Young Ones, post romanticismo e applausi.
Un disco gustoso, strutturato e inebriante come certi vecchi sapori rimessi a nuovo. Il vino sceglietelo voi.
(7.5/10)
Scheda: Leila
Pubblicazione: 13 Luglio 2008
File under: * avant electro pop rock
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