Recensione
It's All True Junior Boys
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Electro-pop Voti redazione e staff

Junior Boys

It's All True

Domino

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Finora gli Junior Boys erano riusciti in una specie di miracolo: tenere elegantemente in piedi quel loro caratteristico retro-electro-pop che ha sempre rinunciato in partenza ad azzardare ipotesi di rinnovamento. Un'intera discografia permeata di classicità fedelissima agli eighties che tuttavia aveva sempre centrato il bersaglio, con l'esordio illuminante di Last Exit e i validissimi seguiti So This Is Goodbye e Begone Dull Care. Tutti album caratterizzati da uno stile serio ma disimpegnato, pulito ma vivace, capace di trasudare freschezza nonostante sia espressione di un'epoca ormai chiusa.

Un incantesimo durato quasi un decennio, che viene oggi spezzato da It's All True. Dall'idea concepita durante il viaggio a Shanghai al termine del recording in Ontario, Jeremy Greenspan dimentica la grinta per strada e il disco perde mordente: solo i profumi old-disco di Itchy Fingers e del singolo Banana Ripple conservano i giusti guizzi di energia, ma il resto si adagia su una malinconia di fondo che svela un ventaglio di soluzioni malauguratamente piatto e limitato. E se ancora le lentezze di Playtime ben si destreggiano tra gli effluvi della pop sadness, duole constatare come a brani come A Truly Happy Ending e Second Chance manchi una dinamicità che possa divertire o stimolare come in passato.

Per certi versi la semplicità paga ancora (i carillon conciliatrici di The Reservoir) e la mossa inventiva è un buco nell'acqua (le digressioni dub di Kick The Can), ma in ogni caso quel loro tocco magico sembra essersi dissolto e qualsiasi spunto appare ora come un tentativo forzato e prevedibile. L'imperativo adesso è risorgere dalle ceneri: basterà recuperare ispirazione o la metamorfosi è inevitabile?

(5.7/10)

Scheda: Junior Boys

Pubblicazione: 01 Luglio 2011

File under: Electro-pop

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