Recensione Libro
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Genere

biografia

Data di uscita

Gennaio 2009

Pubblicazione

07 Giugno 2011

Stevie Chick

Psychic Confusion | La storia dei Sonic Youth

Arcana

Nel raccontare la storia dei Sonic Youth si finisce col gettare vernice fresca su tutto il resto, a chi legge, piegato dal sudiciume, tocca attendere degli anni prima di scrostare via tutto. Infilarci di tutto nel libro, chiaro come il noise. I contorni reaganiani, all’apparenza intrisi di rivelazioni, e poi, tra le periferie rigettanti Vietnam, cumuli di delinquenza, disco music fuori sincrono e deviazioni perenni, meglio se atone e decisamente involute. Furgoni sommersi tra gli stati e serial killer normalizzati, e ancora, tutto ciò che ribolle nel decennio di mezzo. Ah gli ottanta, decennio mai così sincronizzato e afoso, sfocato eppure (im)mediato dal gruppo simbolo, i Sonic Youth, divini del provincialismo, socialismo sonico: il tutto a testimoniare l’involuzione della rivoluzione.

Il merito di Steve Chick - autore di Pyschic Confusion La Storia dei Sonic Youth per i tipi di Arcana - sta nel delineare i fumi dietro i quali si nascondono i Sonic Youth, le radici infauste e le logiche da distruzione meticolosa. Chick, giornalista musicale (scrive per Mojo, The Guardian e Rolling Stone), ci regala un affresco lucido e mai improvvisato, dai toni cadenti ma sempre prono a farsi desiderare (l’ammicco è arrivato, spero). “Una storia vitale ed elettrizzante come le loro cavalcate soniche”, recita la quarta di copertina, sviando il lettore verso lidi malconci e tipicamente rock’nroll. Per nulla vero, e pure, maldestramente esagerato, piccolo rimprovero all’editore. Poco male, la biografia – l’unica completa, capace di scheggiare il 2008 – s’insinua tra il sudore e la vivacità di un piccolo mondo rumoroso e per nulla autoreferenziale (o squisitamente beffardo) nel seguire i dettami che il music business impone ai musicisti allora rivitalizzati: l’allegra riserva alternativa, preconizzatrice del fenomeno Nirvana, eccetera. L’analisi dell’esaltazione della controcultura e gli inganni mainstream, innanzitutto. La biografia si rispecchia tra origini no wave e mal assortite compagini post sperimentali (Lydia Lunch, Glenn Branca, Michael Gira).

Un viaggio attorno ai gabinetti del CBGB’s, condito da assidue speranze e trasgressioni ridicole eppure spontaneamente chic. Ogni capitolo è sapientemente introdotto dal racconto di una band che ha diviso il palco con i Sonic Youth, laddove l’innocenza dei Fugazi scompare (“questi li chiamano i giorni giovani, che cazzo di bugia”) incontra la cicatrice al calor bianco di Henry Rollins (“gente che puzza”). L’incontro e la storia d’amore di Kim Gordon e Thurston Moore non ha nulla di trasgressivo, è vita e trasuda velenosa dalle pagine più personali di Chick. Sono la provincialità di Steve Shelley e la finta trasgressività di Lee Ranaldo a immergerci nel loro mondo colmo, prima di tutto, di un’assoluta integrità artistica. Un racconto documentato e, a tratti, lisergico, ritmato da bislacche serate al Gila Monster Jamboree (“la vostra macchina deve essere in buone condizioni, soprattutto le sospensione e le gomme di scorta” recita il volantino) e tour da supporto ai neonati Bad Seeds, relegati al ruolo di comprimari. Le canzoni simbolo rimbombano nel testo (“è il diavolo in me, mi obbliga a fissarti”).

La rivoluzione è l’impoverimento, la storia dei Sonic Youth è la diapositiva di chi riesce a sfruttare ciò che si sta sciogliendo. Un magnifico a chi ha saputo decantarla così meravigliosamente, un definitivo a chi l’ha vissuta. E noi costretti, perché “è il diavolo in me, mi obbliga a fissarti”, sguaia Kim Gordon con i capelli rosa, sanguinante ovunque.

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