Recensione
5 Lamb
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trip-pop Voti redazione e staff

Lamb

5

Strata Music

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Qualche rughetta in più c’è nelle facce dei due Lamb. Il tempo passa ovviamente per tutti e manco ce l’aspettavamo di un loro ritorno, visto che lei dopo il quarto disco Between Darkness & Wonder si era rintanata a comporre canzoni folk (ottenendo peraltro una nomination per il Mercury Prize) e lui aveva iniziato a produrre canzoni per altri artisti.

Le richieste dei fan di esibirsi dal vivo hanno fatto ricredere i due sulla possibilità e forse la necessità di ritrovarsi in sala di registrazione. Il cerchio si chiude nello studio di proprietà di Andy Barlow, con la campagna fuori, il tempo di riassestarsi, di rilassarsi e di guardare fuori dalle finestre. Cose che si fanno ovviamente da adulti, maturi e consapevoli di non poter rifare Gorecki, ma sempre e comunque sul pezzo. Louise Rhodes insomma sempre a cantare le sue meditations e Andy a starle dietro con i suoni e con le macchine.

Niente di nuovo o di devastante, ma il disco stranamente dopo innumerevoli ascolti non perde la sua ascoltabilità, trasformando la lezione del trip-hop (e in questo risuonando ovviamente di echi portisheadiani, vedi Build A Fire) in un indie pop mainstream che non guasta. Traguardando l’orizzonte si scoprono in aggiunta strizzatine a Björk (Another Language), Múm (Butterfly Effect) e a un folk atmosferico con tonnellate di archi che resta il loro marchio di fabbrica (Wise Enough), ovviamente influenzato dai Dead Can Dance e nelle parti più mainstream da Enya (Rounds).

Certo, tornare dopo otto anni e insistere su sonorità che andavano di moda due decadi addietro non è la miglior credenziale per fare un bel refresh. L’importante è comunque che siano tornati. Ora aspettiamo le innovazioni.

(6.0/10)

Scheda: Lamb

Pubblicazione: 07 Luglio 2011

File under: trip-pop

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2011)

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