Quando, qualche tempo fa, Come To The Bar arrivò in rete a fornire un primo assaggio del nuovo album dei Pete & The Pirates, furono in molti a non riconoscere in quel labirinto sconnesso di melodie wave, tutto skank e synth psichedelici, la band solare degli esordi.
La verità è che i ragazzi stanno cambiando pelle, l’umore si è fatto meditabondo, i testi cinici mescolano amori finiti e rancore diffuso ad un humour nero e a un sinistro nonsense. Insomma, la spuma melodica è sempre lì, ma le armonie si sono fatte sdrucciolevoli e spigolose, a partire dall'epica intro di Can't Fish, sul cui chitarrismo incendiario, tutto in minore, Tom Sanders canta con tono solenne.
Il guitar pop agile e sereno ha lasciato spazio ad un sound cangiante e profondo, fatto di dense spatolate elettriche, quasi tutte virate su oscure nuances. E' tutta una questione di sensazioni, decisamente meno rassicuranti rispetto al passato, che richiamano certe atmosfere arcane dei Pixies di Doolittle (Reprise), o l'obliquità dell'art pop made in Xtc (Motorbike, Winter 1).
"Challenging pop", direbbero gli anglosassoni, con un dono della sintesi che gli si invidia da sempre. "Stimolante e cerebrale", sono invece i termini che nella nostra lingua meglio si adattano ad una raccolta di brani eclettici e suggestivi ma dall'appeal feroce. Esattamente ciò che era lecito attendersi da un gruppo troppo astuto per arroccarsi sulle proprie posizioni.
(7.3/10)
Scheda: Pete & The Pirates
Pubblicazione: 05 Giugno 2011
File under: Art pop
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