Un cielo grigio si staglia sulla copertina di Trapani – Halq Al Waady, il frutto più maturo del progetto Enfance Rouge, un innesto del tutto naturale che profuma di Sud (Tunisia e Sicilia) e di nevrosi metropolitane (il background del terzetto).
Non è chiaro se quel cielo promette tempesta o è prossimo a rasserenarsi, la musica che contiene resta in tensione, assorbendo tutte le influenze dei componenti senza mai eccedere in stravaganze.
La novità è l’aggiunta dell’orchestra tunisina alla collaudata formula del trio chitarra-basso-batteria, quest’ultimo sempre più convintamente post-punk. La sfida era riuscire a trasmettere qualcosa di vero, di sentito, che fosse distante dalla world music e da esperimenti di fusione forzata.
L’Enfance Rouge risulta vincente grazie agli arrangiamenti di Mohamed Abid, maestro di oud (una sorta di liuto) all’interno dell’Orchestra Nazionale de La Rachidia, che trova la giusta chiave di lettura (tramite misurati interventi vocali, arpeggi minimali, fiati e percussioni che allargano lo spettro sonoro) agli spasmi rumoristi di Cambuzat e soci, che anche in quest’occasione rileggono tre brani del loro repertorio.
Sia gli inediti che queste canzoni rivestite di nuovo sono molto più congeniali alla band, che sembra intraprendere un percorso parallelo agli ultimi Ex, che hanno ibridato il loro suono con il jazz etiopico di Getatchew Mekuria.
Sebbene la continuità con i loro precedenti avant-rock sia evidente, questo disco potrebbe spiazzare chi si aspetta sonorità tutto sommato aspre o comunque imparentate col rock. Si tratta di un cambiamento radicale, atteso quanto imprevedibile negli esiti, che sicuramente lascerà tracce ben visibili nelle uscite future del gruppo.
Per motivi logistici sarà difficile poter assistere a questo connubio dal vivo, si può dire che quel che emerge dall’ascolto è l’antitesi dei viaggi organizzati, dei villaggi turistici, delle cartoline con vedute già viste. Accade che gli strumenti tunisini suonino come se fossero catapultati in mezzo al feedback creato dai tre apolidi, che a loro volta compongono le canzoni come fossero canti antichi di rabbia e fierezza, storie da tramandare ogni volta differenti.
Preferire degli episodi è questione da affidare alla sorte, tanto la trama è compatta ed il fil rouge sempre ben teso a fare lo sgambetto a chi cerca l’etnico solo per ripulirsi la coscienza.
Musica combattente allora, ma con la speranza che altri tentino sentieri impervi, coniugando suoni e mondi lontani solo in apparenza.
(7.3/10)
Scheda: L'Enfance Rouge
Pubblicazione: 28 Maggio 2008
File under: world punk
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