Non risparmia nessuno Il sorprendente album d'esordio de I Cani, in uscita il 3 giugno su 42records dopo un anno di singoli lanciati nella rete.
Strutturalmente così semplice che più homemade non si può, l’intero disco segue in termini compositivi quanto già ascoltato in I pariolini di 18 anni, Wes Anderson, Il pranzo di Santo Stefano e Velleità: tappeti di synth, batteria elettronica, tutto danzereccio di un electropop leggero ma tirato che nasconde il dramma di testi che fondano una sorta di psicoanalisi del mondo indie in ogni sua parte.
Ci siamo tutti in questi undici pezzi, noi nati dopo l’84 e voi nati alla fine dei Settanta: c’è il post punker che cerca da rimorchiare - e da sognare - sulle bacheche universitarie, la coppia che segue dinamiche di stanchezza e saturazione ma non sa dirsi basta, che si promette di restare in contatto - fosse almeno per i gusti comuni - ma naturalmente poi non ce la fa. Le lomo, le polaroid, l’immagine di sé che mette ansia, i leggings, la finta pelle, quelli che sognano di diventare famosi come Vasco - pausa - Brondi per farsi le sue stesse scopate, bulimia, anoressia, neofascismi tra i ricchi diciottenni e incapacità di rinunciare a qualche amico su facebook per paura di vedere il proprio impero ridotto. Dietro queste canzoni si cela un’osservazione sorprendente, analitica fino al particolare più sottile, una capacità di setacciare una certa realtà che può esistere solo in chi, in questa realtà, è dentro fino al collo. Tutto costruito sulla topografia dell’indie-medio romano, l’album è tappezzato di location che, per estensione, si attagliano molto facilmente alla corrispondente topografia dell'indie-medio milanese.
Tutto il disco sa commuovere per verità imposta pur chiudendosi con un tentativo di sole in Wes Anderson, unica nota positiva in un disco moralmente schiacciante. Come Todd Solondz impone, Perdona e dimentica, in particolare, si presenta come sintesi perfetta di tutti i personaggi e di tutte le storie dell’album: un invito all’ammissione delle proprie colpe reali, delle proprie vere bassezze, al di là dei moralismi più o meno autoimposti, più o meno cattolici: l’ammissione di ciò che si è, la fierezza anche della ricchezza, anche del piacere e del “peccato”.
Il sorprendente album d'esordio de I Cani è un lavoro che non ha precedenti e forse difficilmente potrà avere epigoni o nuovi episodi, un lavoro contestualizzato e importante, dove la qualità della danza segna e definisce anche la quantità del pianto.
(7.4/10)
Scheda: I Cani
Pubblicazione: 01 Giugno 2011
File under: indie / pop, electro
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