Cosa raccontare dopo la malattia mortale e l'amore senza ritorno? Quando nel 2009 Pete Silberman ha dato alle stampe Hospice sotto il moniker The Antlers, l'indie-mondo si è accorto della forza narrativa che fino ad allora era nascosta in una cameretta di Brooklyn. A due anni di distanza, e dopo aver accolto in tolda due compagni di navigazione (Michael Lerner e Darby Cicci) già con lui dal vivo, Silberman fa ritorno con un disco "più democratico", nel quale l'apporto dei due musicisti è stato altrettanto importante del capofila. Non c'è più l'urgenza di una storia di carne e sentimento che deve essere buttata fuori, come avveniva nel 2009, ma c'è di più una maggior varietà di classici del cantautorato di tutte le latitudini.
La pietra angolare di questo sophomore può essere individuata nel singolo Every Night My Teeth Are Falling Apart che detta il passo estetico di gran parte del disco. La somma delle creatività di Silberman, Cicci e Lerner ha enfatizzato lo scurimento delle sonorità, andando a pescare l'ispirazione in quel quel crocevia di elettronica, ambient e shoegazing che si mette al servizio di un scontro tra una soulness propriamente black e istinti più propriamente indie. Il sound degli Antlers 2011 è, come per quello degli ultimi Deerhunter, costruito su una miscela molto variegata di influenze e fascinazioni, che però rimangono in filigrana, nel DNA, e quello che emerge all'ascolto è un suono forse più pulito e "canonico" che in passato. In Parentheses e No Widows si ritrovano le stesse fascinazioni meticce tra blackness e ritmi latineggianti che hanno spinto i Radiohead da Amnesiac verso Hail To The Thief. Altrove ritroviamo l'ambient sposato con lo shoegaze (Hounds), strumentali da soundtrack dell'anima (Tiptoe, con la tromba in sordina) e crooning imbastardito di tutto quello che abbiamo citato per la ballad notturna Putting The Dog To Sleep. Uno dei momenti migliori del disco è la semplice Corsicana, costruita su chitarra, voci eteree e poche texture, dove si vanno a posare i vocalizzi in falsetto di Silberman, nel suo abituale equilibrio tra la scuola classica del soul e un vago inseguimento buckleyano.
E' tutto bello, e non c'è una canzone che rappresenti una vera caduta, ma l'impressione che si ha nell'ascoltare Burst Apart è che all'urgenza di mettere le proprie viscere sul tavolo di due anni fa, qui si sia preferito trattenere qualcosa, mettersi meno a nudo. Forse un altro Hospice non è possibile, e forse sono loro stessi a non volerlo replicare. Rimangono le canzoni, belle. A volte hai l'impressione che bastino. Altre volte no. Decidetelo in base al vostro stato d'animo.
(7.0/10)
Scheda: The Antlers
Pubblicazione: 03 Giugno 2011
File under: bittersweet pop
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