L'elettroacustica e in generale tutto quel nugolo di musiche (e ancora più in generale, di espressioni) contemporanee che si pongono come dichiaratamente sperimentali e artistiche sono un campo minato, per altro sempre più affollato, dentro al quale il sottoscritto si muove con grande circospezione. Il discorso è sempre lo stesso, drammaticamente vero nel suo nichilismo - banalmente - qualunquista: è tutto uno sfruculiare tra i rifiuti, un riciclo stile fossa dei fanghi di Waterworld, è musica come morte, è morte della musica. Morte della musica di ricerca, soprattutto, e ricerca disperata della musica residuale possibile (stiamo citando ovviamente il mitico Dionisio Capuano).
Per gli specialisti, Salvatore Borrelli (Napoli, 1976), in attività da fine anni Novanta e ufficialmente su disco dal 2006 (come (etre) ma anche Wondrous Horse e Harps Of Fuchsia Kalmia), è uno dei nomi più interessanti della scena italiana. Questo suo Inferno From My Occult Diary è un disco lungamente meditato e lavorato (rielabora di fatto materiali già pubblicati anni fa) che si propone come punto della situazione nel proprio percorso di sound artist. Presentate dalla copertina di Federica Ravanelli, fortemente suggestiva, cinque lunghe tracce in cui, con tanto di dedica ad personam (Vittorio Sereni, Philippe Sollers, Ivano Ferrari, Ives Bonnefoy, Paul Celan), si mischiano e si stratificano laptop (e quindi graffi e polveri glitch), field recordings (suoni concreti, voci trovate, voci registrate) e strumenti acustici (pianoforte, chitarra). (etre) non cerca soltanto meta-discorsi in un compiaciuto gioco intellettuale sulla musica e sul suono (discorsi che se non condotti con la giusta sapienza rischiano di piantare semi che non germogliano mai), ma unisce all'astrazione della proposta e all'esplorazione del suono nella sua concretezza il gusto per la costruzione del brano come oggetto organico dotato di un suo senso musicale.
Gli osservatori stranieri parlano di un "dark ritualistic tone" e non c'è definizone migliore per i microtribalismi vocali nel finale di Voices Stomp Flames For Requiem Times; We Do Boring Things Together e Are You Here To Stay sono pezzi lirici, addirittura solari, soprattutto il primo, che innesta disturbi di vario tipo (breakbit, strati di archi) su una base di iterazioni galleggianti di piano prima e di chitarra acustica poi; To Provoce A Fire Beyond You Shutters, immerso in un'atmosfera malata, da fossa infernale, quasi fosse un soundscape pensato per Diamanda Galás, innesta bruscamente a metà un gioco di switch e controswitch di campioni vocali e chiude con una parata di violini parossistici; Conseguito Silenzio è un lento incedere verso il silenzio invocato dal titolo attraverso una sorta di aggiornamento del torbido MacBeth di Polanski musicato dalla Third Ear Band, mostrando quindi soluzioni molto simili a quelle del John Zorn più ambientale ed esoterico o dell'ultimissimo Prefuse 73 (guarda caso). Quasi a ribadire che, anche in questo ambito come in altri anche molto diversi (dubstep, wonky), esiste da tempo una sorta di koiné condivisa, ormai ampiamente assimilata, ma che è ancora possibile ritagliare in maniera personale e declinare in maniera significante.
(7.1/10)
Scheda: (etre)
Pubblicazione: 26 Maggio 2011
File under: soundscapes
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